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di Teddy Martinazzi

Dopo tanti anni torna il maestro unico nella scuola Primaria. Subito sono insorti comitati più o meno spontanei di genitori, alcune sigle sindacali, qualche illustrissimo pedagogista (è dai tempi della Montessori che l'Italia non offre al di fuori dei propri confini contributi significativi in questo campo).

Il team di maestri, nelle intenzioni dei proponenti, avrebbe dovuto seguire un lungo percorso sperimentale prima di diventare obbligatorio, ma il Ministro Mattarella fece una "leggina" che lo rese immediatamente operativo, ottenendo così anche il benefico effetto di immettere nei ruoli migliaia di persone. (Mattarella era lo stesso Ministro che pubblicò un bando di concorso a preside a cavallo di Ferragosto, con buona pace di chi non era abbonato a qualche bollettino sindacale e si trovò la sorpresa al rientro dalle vacanze).

In Parlamento si levò solo la voce di un senatore radicale a contestare la leggina, mentre qua e là qualcuno timidamente propose il sistema stellare, ovvero un maestro di riferimento coadiuvato da specialisti.

Niente da fare. Addirittura quando, dopo la storica gestione del Ministero di viale Trastevere nei primi anni Settanta, tornò per un brevissimo periodo all'Istruzione l'ineffabile Misasi, subito apparve una Circolare che istituiva il team anche nelle classi a tempo pieno. Misasi se ne andò prima che la possibilità divenisse obbligo, ma molte scuole si adeguarono, cosicché bambini di sei anni si sono trovati a confrontarsi con quattro maestri curricolari, l'insegnante di Religione ed i vari specialisti che, a spese dei genitori, danno lezioni di Musica, Teatro, Arte ed Educazione Fisica.

Nell'Italia del figlio unico, molti bambini non vedono tanti zii nemmeno alla festa di compleanno.

Molte cose si potrebbero dire sulla scuola, a cominciare dalla valutazione che,dopo innumerevoli cambiamenti, adesso torna quella di un tempo. Ma il problema di fondo è questo continuo fare e disfare ad ogni cambio di Ministro, un gioco dei quattro cantoni che fa solo aumentare la frustrazione degli insegnanti e la confusione di bambini e genitori.

Schola semper reformanda est, si diceva un tempo, ma qui più che altro sembra di vedere un vagone in manovra nello scalo merci.

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