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cento anni di un cavaliere errante
di Luigi Dicuonzo

Di Pier Paolo Pasolini, scrittore e intellettuale, negli anni cinquanta/sessanta, la maggior parte degli studenti delle scuole superiori di Barletta, come di tantissime altre città italiane, ignorava l’esistenza. Pochi tra i più informati, leggevano “Ragazzi di vita”, romanzo sulla prostituzione maschile, conoscendone il carattere pornografico del libro e le accuse di oscenità all’autore.

Nonostante la sentenza di assoluzione con “formula piena” del tribunale di Milano perché il libro “spinge alla pietà verso i poveri e i diseredati” e non contiene oscenità perché “i dialoghi sono dialoghi di ragazzi e l'autore ha sentito la necessità di rappresentarli così come in realtà i giovani si esprimono”, senza guide sicure dei loro docenti, i nostri studenti non ebbero sollecitazioni a conoscere la ricchezza letteraria del monumentale “Canzoniere italiano”, antologia filologica ed estetica di canti narrativi regionali, canti popolari delle due guerre e canzoni fasciste e partigiane. In una didattica meno pedissequa ed ossequiosa dello svolgimento di consolidati programmi ministeriali, mancò ogni riferimento a quell’opera del 1955.

Con tragica memoria familiare, Pasolini, dedica quel suo lavoro al fratello Guido, partigiano eliminato nella strage di Porzus, nella Venezia Giulia, “dopo aver combattuto da eroe contro tedeschi e mongoli, finito col morire da eroe, ucciso da comunisti impazziti e feroci”. Nello stesso gruppo del nostro partigiano Giuseppe Sfregola, una memoria doverosa per quanti intendono recuperare valori fondamentali della Resistenza nazionale.

articolo pubblicato il: 21/03/2022 ultima modifica: 09/04/2022

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