Marimba, vibrafono, woodblocks, bonghi, tamburi di ogni tipo: dietro il mare di strumenti che il ventinovenne percussionista torinese Simone Rubino domina con destrezza prodigiosa e infaticabile atletismo, emergono l’entusiasmo e la passione di un talento ormai consacrato.
Definito più volte l’enfant prodige delle percussioni, Simone Rubino ritorna all’Unione Musicale mercoledì 20 aprile (Torino, Conservatorio – ore 20.30) dopo il concerto nel 2018 accanto alle sorelle Labèque e al collega Andrea Bindi, primo timpano del Teatro alla Scala.
Formatosi al Conservatorio di Torino, Rubino si è poi perfezionato con il leggendario Peter Sadlo, storico timpanista della Müncher Philharmonicher prediletto dal grande Celibidache, che ha plasmato la sua personalità musicale.
Dopo aver vinto, a soli 21 anni, il prestigioso Concorso ARD di Monaco nel 2014 e ricevuto il Crédit Suisse Young Artist Award nel 2016, Rubino nel 2018 ha ricevuto il XXXVII Premio Della Critica Musicale “Franco Abbiati” come solista.
Ha avviato una brillante carriera che lo vede collaborare con importanti collaborazioni con orchestre, direttori, solisti. Denominatore comune: la sorpresa che suscitano nelle platee di mezzo mondo le sue performance dalla forte componente spettacolare, e i programmi basati su sperimentazioni e audaci accostamenti di classica e contemporanea.
Non farà eccezione il recital di mercoledì 20 aprile in cui saranno eseguite pagine di Bach accanto ai contemporanei Cangelosi, Curtoni, Xenakis e Gerrasimez.
«La combinazione di generazioni, idee e stili lontani per me è una necessità – ha dichiarato Rubino in una recente intervista rilasciata in esclusiva per il web magazine Sistema Musica –. L’ingresso delle percussioni nella musica “colta” ne ha ampliato le possibilità espressive, le capacità timbriche, il repertorio. Ma il processo non è stato indolore: l’apertura della musica occidentale alle nuove frontiere del rumore e della ritmica impulsiva pura, ha limitato il campo d’azione delle percussioni amplificando per lo più il naturale “verticalismo” di questi strumenti. Una marimba o un vibrafono possiedono però anche una natura orizzontale, armonica, così come nell’uomo coesistono il maschile e il femminile. Ecco perché mi piace combinare la prosodia barocca a composizioni che parlano la lingua della più accesa sperimentazione. D’altra parte credo che se Bach fosse vissuto ai giorni nostri, avrebbe sicuramente composto una sonata o una suite per uno strumento etereo come il vibrafono».
L’idea di costruire un ponte fra generazioni, stili e idee è centrale nel processo creativo di Simone Rubino, come testimonia la sua discografia basata su sperimentazioni e audaci accostamenti di antico e nuovo, sacro e profano, “popolare” e “colto”.
«Quando penso a un programma da concerto – ha spiegato Rubino – seleziono i brani che penso possano essere i più adatti rispetto a ciò che voglio esprimere. Vorrei che tutti i miei concerti fossero un evento. La gente non ricorderà l’autore, ma l’emozione: se poi questa cambiasse qualcosa nella loro vita, nel lavoro, nella famiglia, il mio obiettivo sarebbe raggiunto! La mia musica vuole essere un messaggio che aggiunge bellezza alla vita degli altri. Non voglio studiare una musica per anni per poi condividerla con poche persone. Allora mi interrogo: come fare a portare la musica classica a una massa che ora ha solo il pop o il rock? Questo non significa che io mi metta a suonare cross over o musica pacchiana. La qualità non è derogabile».
biglietti numerati:
intero, euro 25 - ridotto under 21, euro 10
In vendita online su www.unionemusicale.it,
presso la biglietteria di Unione Musicale
e, il giorno del concerto, presso il Conservatorio dalle ore 19.45
articolo pubblicato il: 07/04/2022