Nelle strade del Sud, dai vicoli di Napoli ai campi arati della Calabria: un esercito di
Gomorra. Fanno rumore ed alzano la voce i tanti altri Saviano del nostro Sud Italia. Usano
le parole, le uniche armi rimaste loro, dopo che costretti ad abbandonare la propria terra
per non voler sottostare alle leggi della malavita, hanno le mani legate.
Denunciano come possono, per dimostrare a Roberto Saviano che in questa lotta non è
solo, per dare ragione della propria onestà e per rispondere a quanti li accusano che andare
via è sinonimo di rinuncia. Denunciano con i mezzi che hanno, e chi può, scrive un libro.
Questo "Perché Fuggire dalla Calabria" edito Geva Emozioni, testo di uno dei tanti calabresi
emigrati a Roma, è denuncia, è sgomento, è amarezza, è rabbia e sconforto. E' la storia di
una parte del Sud, la storia di una società malata, devastata e spesso sconfitta, di un
cancro mai estirpato nonostante gli innumerevoli tentativi di cambiamento ed innovazione
di alcuni dei suoi figli migliori. E' senza peli sulla lingua e senza giri di parole, tipico di chi sa
di avere la coscienza limpida e nessuna polvere da nascondere sotto il tappeto.
E' la storia
di un uomo, Domenico, e del suo scontro, duro, crudo ma tremendamente reale, con la
propria realtà, quella vissuta da sempre, e le sue regole. Regole fatte di omertà, richieste,
autorizzazioni e confini molto labili con quella che dovrebbe essere la legalità. Regole alle
quali la sua onestà gli impone di non piegarsi. Costretto quindi ad emigrare perchè "non
gradito" e "non funzionale" ai loro interessi.
Un testo di denuncia, uno dei tanti del dopo-Gomorra, che fa rumore e fa sentire anche la
propria voce. Una voce che accresce la propria forza ogni giorno di più, nonostante
intimidazioni e minacce, grazie soprattutto al coraggio di chi nell'onestà prova, a fatica, a
crederci ancora.