Il solo motivo per cui vale la pena pagare il biglietto al cinema per vedere questo film è la recitazione intensa e partecipe di Tecla Insolia che presta corpo e volto a un ruolo da madre bambina per niente facile da interpretare. Tutto il resto è noia, avrebbe detto Califano. La regista di Chiara Ferragni e Maledetta primavera (film persino peggiore di Amata) continua a trovare produttori per fare un cinema che mette in scena la peggior letteratura italiana. Ilaria Bernardini è la responsabile di un soggetto ai minimi termini (il suo romanzo 10 giorni), reso ancor peggiore da una sceneggiatura zoppicante e da troppi dialoghi impostati. Lo spettatore assiste a due film distinti che si ricongiungono solo nel prevedibile finale e in una breve sequenza in dissolvenza ambientata su un ponte di Roma. Tecla Insolia è la magistrale protagonista nei panni di una giovanissima madre che non vuol tenere il suo bambino, si nasconde da tutti per partorire in solitudine, quindi decide di affidare il piccolo a chi sarà capace di amarlo. Miriam Leone e Stefano Accorsi sono due ricchi borghesi che non riescono ad avere figli, quindi decidono di mettere in moto la procedura per l’adozione, aiutati da Donatella Finocchiaro. Le storie parallele procedono a fasi alterne, come due lunghi flashback che raccontano il passato, dopo un antefatto iniziale che ci mostra il parto della ragazzina, per lasciare il posto a un finale prevedibile, per fortuna costruito in maniera poetica. Sono poche le cose da salvare in questo film, nella parte che vede interpreti Leone e Accorsi persino la recitazione lascia a desiderare, un sottofondo di cupa tristezza non aiuta ad accettare la pellicola, i dialoghi irreali ancor meno. Stupenda la colonna sonora sostenuta da Te lo leggo negli occhi di Sergio Endrigo, nella versione cantata da Franco Battiato, che si adatta bene al tono malinconico della pellicola. La regia è abbastanza piatta, così come la fotografia romana non presenta particolari momenti di genio, ritagliandosi entrambe alcune evoluzioni nelle scene finali ambientate in Sicilia. La pellicola dura 96’ e sembrano tanti, troppe le sequenze dilatate all’inverosimile, la sceneggiatura è talmente modesta che non giustifica la lunghezza di un film dove succedono davvero poche cose. Il messaggio è positivo, regista e sceneggiatrice invitano a una maternità responsabile, fanno capire che quando è il caso si può ricorrere a un abbandono assistito in ospedale, invece di praticare tristi soluzioni. Amata vuol parlare di donne che vogliono decidere sulla loro vita, senza farsi condizionare da un mondo che le vuole madri per forza, fa capire anche che non tutte possono essere madri e che non esiste la vocazione di una donna ad avere un figlio. Amoruso descrive la paura di essere madre, la difficoltà ad accettare un figlio, ma anche il senso di abbandono che cattura una donna quando scopre di non poterlo avere. Non lo fa nel modo migliore possibile, purtroppo, raccontando due esistenze parallele poco credibili, costruendo personaggi ai quali è molto difficile affezionarsi. Tecla Insolia avrebbe dovuto essere al primo posto sui titoli di testa, perché il film brilla della sua presenza, perfetta nel ruolo affidato, sia nella sofferenza di dover diventare madre come nel parto, per finire con la scelta di un abbandono consapevole. Bellissima la sequenza finale con Tecla che torna in Sicilia, si tuffa in mare e risorge dalle acque con in mano il suo bambino consegnato nelle mani di Leone e Accorsi. Forse la sola idea originale del film.
Regia: Elisa Amoruso. Soggetto: romanzo 10 giorni di Ilaria Bernardini. Sceneggiatura: Ilaria Bernardini. Fotografia: Vittorio Omodeo Zonni. Montaggio: Irene Vecchio. Scenografia: Ilaria Sadun. Trucco: Sara Jmili. Produttori: Francesco Melzi d’Eril, Gabriele Moratti, Alexandra Rossi. Casa di Produzione: Rai Cinema, Indiana Production, MeMo Films. Distribuzione (Italia): 01 Distribution. Interpreti: Miriam Leone (Maddalena), Stefano Accorsi (Luca), Tecla Insolia (Nunzia), Donatella Finocchiaro (Adele), Muhdi Meskar (Ahmed), Sveva Mariani (Toni), Virginia Apicella (Nina), Lidia Vitale (ginecologa), Nika Perrone (Olivia), Mauro Marino (giudice), Alessia Franchin (Gianna). Genere: Drammatico. Durata: 96’.
articolo pubblicato il: 22/10/2025