Il film "L'autre Dumas" di Safy Nebbou, con Gerard Depardieu sta provocando grosse polemiche in Francia. Depardieu è truccato con una parrucca crespa e la sua pelle è stata scurita. Francesi originari delle Antille e dell'Africa sono contrari alla scelta di un attore bianco e con gli occhi azzurri per interpretare l'autore di alcuni tra i libri più letti nel mondo, "I tre moschettieri" e "Il conte di Montecristo", per restare ai più fortunati.
Dumas era nipote di una ex schiava di Haiti, Marie Césette alla quale i padroni avevano imposto il cognome Dumas per ricordare la sua posizione di domestica, "du mas", "della masseria". Marie ebbe un figlio Thomas- Alexandre, con un nobile francese decaduto, Antoine-Alexandre Davy de la Pailleterie. Il giovane mulatto giunse adolescente in Francia e divenne un eroe della Rivoluzione; generale nella campagna d'Egitto, si trovò in contrasto con Napoleone a causa delle sue idee radicali e repubblicane. A trentasei anni "le nègre", come era sprezzantemente chiamato dagli altri generali, fu privato del comando e mandato a casa.
Anche lo scrittore patì il disprezzo dei suoi contemporanei. Balzac, in particolare, in alcune occasioni mondane si rifiutò di salutare "il negro Dumas" e quando un suo feuilleton fu sostituito da un editore con uno del collega andò su tutte le furie perché non sopportava che un mezzosangue fosse considerato più di lui.
Secondo alcuni dirigenti del CRAN, il consiglio che riunisce le associazioni dei francesi di colore, molti preconcetti di cui furono vittima il generale, lo scrittore suo figlio e, in misura minore, data la più bassa percentuale di sangue haitiano, il commediografo suo nipote (autore della "Signora delle camelie") ancora persistono nella Francia di oggi e si chiedono se non ci sia razzismo nell'aver scelto un attore bianco, sia pur del calibro di Depardieu.
Molti francesi di origine africana hanno notato che il film non tratta bene il mulatto Dumas, perché è incentrato sui suoi rapporti con Auguste Maquett, il "negro", nel senso di ghost-writer, autore di molte pagine dumasiane. La tesi che sembra emergere dal film è che, senza Maquet, Dumas non sarebbe stato in grado di scrivere una riga, allineandosi a centocinquant'anni di distanza a certi critici malevoli che accusavano Dumas di trattare i suoi collaboratori a scudisciate.
L'esistenza di "negri" al servizio di Dumas è acclarata, ma altrettanto assodato è che lo scrittore aveva la capacità di correggere le pagine scritte dai suoi collaboratori, dando ad esse l'impronta del genio che non avevano. Si comportava, in pratica, come quei grandi pittori italiani che facevano affrescare le pareti dai garzoni di bottega, dopo aver fatto gli schizzi dell'opera e dando quei tocchi finali che sono l'impronta della grandezza.
articolo pubblicato il: 21/02/2010 ultima modifica: 23/03/2010