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editoriale
l'ultima di Lula

per Battisti la libertà si avvicina

di Luigi Delli Stanghi

Lasciando per l'ultimo giorno del suo mandato la decisione di non concedere l'estradizione per Cesare Battisti, immaginando che le invitabili reazioni negative di tutti i Paesi che ripudiano il terrorismo fossero neutralizzate dal clima di fraternità delle feste di fine anno, l'ex presidente brasiliano Lula ha aggravato un problema giuridico, istituzionale e diplomatico iniziato due anni fa, a causa di una sciagurata iniziativa dell'allora Ministro della Giustizia, Tarso Genro.

Condannato all'ergastolo dalla Giustizia italiana come delinquente comune, per aver assassinato quattro persone, Battisti ebbe ad affermare che le morti avevano una motivazione ideologica e si presentò come attivista politico. Dopo essersi stabilito in Francia, condannato in contumacia, fuggì in Brasile. Nonostante la richiesta d'asilo fosse stata rigettata dal CONARE, Comitato Nazionale per i Rifugiati, organo tecnico del Ministero della Giustizia brasiliano, e la che Procura Generale della Repubblica avesse emesso un parere obbligatorio, raccomandando l'estradizione del criminale, Genro sposò la tesi che si trattasse di un perseguitato politico, associando l'Italia democratica al regime dittatoriale che per decenni ha governato il Brasile e per di più affermò che Battisti avrebbe corso gravi pericoli per la sua vita rientrando in Italia.

Il Governo italiano fece ricorso al Supremo Tribunale Federale, che dette ragione in via di principio all'estradizione ma, al contempo, affermando che si trattava di una questione politica che spettava al Presidente.

Alla fine Lula, non volendo e non potendo sconfessare l'uscita improvvida del suo Ministro della Giustizia, ma per evitare problemi diplomatici, ha chiesto l'opinione dell'Avvocatura Generale dell'Unione ed ha lasciato l'annuncio per l'ultimo minuto della sua Presidenza, non facendo affatto, come i più benevoli hanno detto, un favore alla Presidente subentrante, ma lasciandola invece alla prese con una crisi diplomatica tra i due Paesi quale non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale.

Il parere dell'Avvocatura è stata la pseudo copertura tecnica di una decisione politica che era stata già presa. Pende davanti al Supremo Tribunale federale un ulteriore ricorso dell'Italia con un Presidente della Corte, Peluso, favorevole all'estradizione, ma che quasi sicuramente si discuterà in plenaria, non prima di febbraio, dopo le vacanze estive. Ma intanto gli avvocati di Battisti ne hanno chiesto la liberazione; se fosse concessa, sarà molto difficile, se non impossibile, ritrovarlo, in un Paese immenso come il Brasile.

Se una morale si vuole trovare, in questa storia, è che se si sono potute addurre spiegazioni così pretestuose allo schiaffo che si è dato all'Italia, come che il Governo italiano avrebbe provveduto ad ucciderlo in carcere, è perché da parte di troppi italiani, probabilmente da secoli, ci si diverte a dipingere il Paese come un posto dove la legge non esiste. Questo vale per gli attacchi alla Magistratura da parte dell'Esecutivo, ma anche lo sparlare della Nazione da parte di alcuni intellettuali. Lo scorso anno è apparso su uno dei più importanti quotidiani brasiliani un articolo di Saviano che descriveva l'Italia come una repubblica delle banane, corrotta e preda della malavita. Forse in qualche posto lo sarà pure, ma ci sono tanti italiani onesti e lavoratori. Milioni di italo-brasiliani e milioni di italiani all'estero non meritano tutto questo.

articolo pubblicato il: 03/01/2011

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