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taccuino di viaggio
"Nel deserto algerino"

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer 9° giorno

di Sergio Gigliati

Spedizione in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer. 9° giorno
Alla scoperta delle meraviglie del deserto algerino, ai confini del mondo, dove inizia il nulla e si ha sempre l'impressione di essere in altre dimensioni. Tra dune e deserto, oasi e montagne, animali allo stato brado e piante spesso poco conosciute, con gli abitanti e padroni di questa parte del modo: i tuareg.
Continua il diario di viaggio della spedizione effettuata in tenda e fuoristrada nell'Hoggar e Tassili N'Ajjer : 9° giorno -Essendilene - Djanet
Stanotte è piovuto un po'. Alcune gocce ci hanno svegliato intorno alle tre. Mi alzo alle 5.10; la giornata è velata, c'è sabbia nel cielo e la visibilità è ridotta.
Passeggiamo un po', dopo aver chiuso il campo per l'ultima volta, tra i Tamerici dello Wadi e la jeep ci raccoglie per strada. Oggi torniamo in direzione di Djanet fermandoci a Tararart dove c'è il famoso graffito della "Vache qui pleure" (la vacca che piange). Uscendo dallo Wadi Essendilene incontriamo molte tende di nomadi che si sono qui riuniti per festeggiare un matrimonio Tuareg al quale hanno partecipato. La tenda degli sposi è naturalmente più lontano degli altri agglomerati (anche qui evidentemente c'è l'uso di lasciar passare in pace la prima notte di nozze agli sposi). Alle 8:30 riprendiamo la Route 3 in direzione Djanet, ma ne usciamo dopo appena una quindicina di kilometri. Djaba fa una meravigliosa corsa con la jeep fra le dune. Sensazionale. Ci porta vedere un suolo paleolitico dove Gianna trova nel bellissimo grano di collana molto grande in pietra.
Poco più avanti troviamo una tomba con il corridoio perfettamente orientato a est (controllato anche qui con la bussola). Alle 11.15 arriviamo a Tararart dove in mezzo a una piccola radura si stagliano due faraglioni di roccia; alla base di uno di questi ci sono i graffiti della "vacca piangente". Una ipotesi sollevata è che il pianto rappresenterebbero una particolare malattia che colpisce gli occhi delle mucche facendole lacrimare. Forse l'antico artista che ha disegnato questi capolavori intendeva rappresentare questo evento che aveva colpito la sua mandria, o forse no. Non lo sapremo mai.
L'ultimo campo per il pranzo lo facciamo nei pressi di questa radura abbuffandoci con una ricca insalata di riso. Alle 13 torniamo a Djanet, stesso hotel stanza 123. C'è molta sabbia nell'aria, speriamo che l'aereo parta stanotte.
L'unica parola che mi viene in mente entrando è "doccia": dopo otto giorni di deserto credo di aver lasciato un chilo di sabbia nel piatto del bagno. Un paio d'ore per sistemare il bagaglio, poi via di corsa verso il mercato Tuareg per gli ultimi acquisti. Mariarosa compra dell'antimonio in pietra che utilizzerà, dopo averlo ridotto in polvere, come kajal per gli occhi. Compriamo degli incensi, degli splendidi gioielli antichi in lega d'argento e paccottiglia turistica. La cosa più bella è comunque la contrattazione che riesco a fare ad ogni acquisto: sono proprio bravo...
Incontriamo Gianna lungo la via principale e finiamo con lei gli ultimi acquisti. Ceniamo tutti insieme alle 20 al ristorante (si fa per dire) dell'albergo poi Gianna ci lascia per tornare a casa. Ci salutiamo qui con l'augurio di rincontrarci. Djaba ci accompagnata all'aeroporto a mezzanotte. Abbiamo il volo per Algeri alle tre (speriamo sia puntuale perché proviene da Tamanrasset). Ci riposiamo per un paio d'ore in camera dopo aver sistemato le ultime cose.
Anche oggi ci siamo fatti i nostri 60 km per un totale di 930 km di deserto

articolo pubblicato il: 14/12/2012

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