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storia
crimini nella alhambra

Nella piazza Nuova di Granada, 405 anni fa (esattamente il 29 agosto 1599) , veniva decapitato dal boia Mendo de Alcaraz, gia' governatore dell'Alhambra.

Don Mendo aveva assassinato e gettato nei pozzi delle segrete della Torre dei Sette suoli la moglie Mancia de Sanabria e i suoi sette figli.

Mendo de Alcaraz era un uomo irascibile e sospettoso che credette alle accuse del suo amico Hiscio Riano su un presunto adulterio della moglie. Adulterio in realta' non vi era stato, ma si trattava invece della vendetta di Hiscio per il fatto che Mencia aveva rifiutato le sue insidie amorose.

Dopo aver ucciso a pugnalate moglie e figli (si era fissato che non fossero i suoi) e averne nascosto i cadaveri, l'assassino, per evitare di essere scoperto, inizio' a pattugliare di notte la zona della torre in compagnia di una muta di mastini.

Ben presto a Granada si sparse la voce che di notte, presso la torre, apparivano un cavallo senza testa ed un cane lanoso che attaccavano i passanti per difendere i presunti tesori nascosti dagli arabi.

La leggenda si propago' in breve tempo in molte zone dell'Andalusia.

Prima di morire, l'amico infedele si penti' e scrisse una lettera di discolpa in cui affermava l'assoluta onesta' di Mencia de Sanabia.

Don Mendo, soffocato dai rimorsi, si consegno' alla giustizia.

Per la sua pubblica esecuzione fu eretta in piazza Nuova una tribuna di 72 gradini.

(Fino al XIX secolo, quando furono vietate le esecuzioni pubbliche, diversi luoghi della citta' vecchia erano deputati alle esecuzioni, con grande piacere dei cittadini che accorrevano in forze ad assistere a quegli spettacoli).

Solo dopo la decapitazione si scopri' addosso al giustiziato il decreto con cui il re Filippo II, su istanza della famiglia, aveva graziato don Mendo. Egli, pero', per non vivere con i suoi rimorsi, aveva preferito affrontare il boia.

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