Parte con questo numero una rubrica di viaggi che ci condurrà attraverso il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti e spesso poco conosciuti.
E' il caso di Vigeland, il più famoso parco norvegese, sito presso la città di Oslo. Il parco è unico al mondo nel suo genere: ospita nel suo interno 200 sculture a grandezza naturale in pietra, bronzo e ferro battuto fatte dal noto artista norvegese Gustav Vigeland. Le opere rappresentano l'uomo in tutte le fasi della propria vita e in particolari attimi dove l'artista è riuscito a cogliere sentimenti suggestivi, evocando esperienze della vita nelle quali spesso il visitatore si riconosce e riesce ad immedesimarsi. Gustav Vigeland nasce l'11 aprile del 1869 nella cittadina di Mandal, in Norvegia, e passa la sua giovinezza lavorando come apprendista presso vari studi acquisendo una mirabile maestria nel lavoro dei materiali. Visita, a cavallo del XIX secolo, le più grandi città europee della cultura realizzando contemporaneamente una serie di opere che lo porteranno alla notorietà nel proprio paese.
Nel 1921 Vigeland sigla un'accordo con il consiglio municipale di Kristiania nel quale si impegna ad offrire tutta la sua produzione alla città in cambio della costruzione di una casa e di uno studio. E' qui che l'artista passerà il resto della vita fino al 1943, anno della sua morte, completando la collezione di sculture esposte nell'attuale parco.
Venendo dalla Kirkeveien, il portale di ingresso del parco ci si presenta nella brezza del mattino in tutta la sua maestria, con le sue cinque entrate decorate e le piccole porte in ferro battuto. Varchiamo la soglia delle porte con uno spirito reverenziale mentre osserviamo le figure dei sauri scolpite nella porta principale che combattono tra loro e che si battono con gli uomini. Un viale alberato ci guida attraverso due percorsi fino ad un maestoso ponte di granito che ospita ben 58 figure e gruppi bronzei. Subito siamo colpiti dal contesto delle composizioni situate in cima ai quattro angoli del ponte, in particolare dalla scultura che rappresenta una donna che si abbandona all'abbraccio amoroso di un mostro. Rabbrividiamo alla visione, un po' per il freddo un po' per l'evocazione che la scultura suscita in noi.
Attraversiamo, in una sorta di estasi contemplativa, il ponte, volgendo lo sguardo e soffermandoci ad ammirare le rappresentazioni: bambini e adulti in contesti armoniosi, momenti erotici e conflitti nei rapporti tra donne e uomini. A metà del ponte veniamo catturati da un'immagine che ci evoca sentimenti contrastanti, ricordi di un'infanzia che ancora vivono in noi: una statua rappresentante un "bambino che urla", la testa calda come, ci spiegano, è chiamata affettuosamente. E' una attimo! Una visione che rimarrà indelebile nel nostro inconscio. Proseguendo scendiamo sotto il ponte per arrivare all'area dei bambini: otto sculture in bronzo di fanciulli disposte a cerchio e dove nel centro è un feto, completamente sviluppato a grandezza naturale. Raggiungiamo la parte più antica del parco dove si trova la grande fontana di bronzo con al centro sei giganti;
sul bordo della fontana venti alberi in bronzo fanno da cornice ad un vero e proprio ciclo della vita, secondo uno schema cronologico delineato e implacabile: dal bambino che raccoglie i resti degli antenati, all'adolescenza, all'uomo maturo, al vecchio, per finire alla morte, rappresentata da uno scheletro che ci ricorda la vanità della vita e le effimere passioni terrene.
Tutt'attorno alla fontana uno spazio in pietra, mosaico in granito bianco e nero, disegna un labirinto dall'estensione di bel 3.000 metri. Proseguiamo attratti verso il luogo più alto del parco salendo tre ordini di terrazze. E' qui che si trova a nostro avviso il punto più significativo del parco: il monolite. Nulla di quello che abbiamo fin'ora incontrato è paragonabile a quello che ci si presenta innanzi: 17 metri di scultura ricavata da un unico blocco di granito. Rimaniamo estasiati nel vedere i corpi intrecciati apparentemente senza vita che ci vengono quasi incontro; è un susseguirsi di emozioni indescrivibili che si fondono con sentimenti contrastanti. Siamo davanti ad un qualcosa di nuovo, che i nostri sensi non riescono ancora a decifrare: è un simbolo di resurrezione o più semplicemente una lotta per la sopravvivenza quella che osserviamo? O, come detto da alcuni, un inno alla fertilità?
Generazioni che si inseguono nelle forme scultoree, pose plastiche e spesso indecifrabili che lasciano la nostra vista vagare da un punto all'altro dell'immenso monolite.
Ed inoltre,dalla terrazza, una vista sul parco e sui suoi dintorni senza paragoni. Prospettiva e profondità, senso di grandezza ed inferiorità, sono solo alcune delle sensazioni che proviamo mentre ci soffermiamo a riflettere su ciò che abbiamo appena intravisto. La giornata sta volgendo al termine. Il sole sta sfuggendo all'orizzonte lasciando i suoi ultimi raggi sfiorare le statue che sembrano animarsi come colpite da una corrente di vita nuova. E mentre ci apprestiamo a tornare verso la nostra quotidianità ci soffermiamo ad osservare la meridiana che si erge su un basamento dietro il monolite e la cosiddetta "ruota della vita", gruppo scultoreo rotante formato da figure di adulti e bambini che formano un anello. Prima di lasciare il parco un ultimo sguardo per riflettere su quanto appena assaporato dai nostri sensi, consci dell'atmosfera fuori dal tempo che permea il luogo e che stiamo respirando. Vigeland è un'esperienza che lascerà un segno nella nostra memoria.