Soffia vento di rinnovamento nel paese islamico più integralista del mondo. I dettami del mercato globalizzato obbligano l'amministrazione a ricercare nuove strade commerciali, possibilmente in linea con le aspettative delle multinazionali occidentali.
Una indagine condotta da un quotidiano arabo (pubblicato a Londra ma finanziato con fondi sauditi) rivela che gli esperti di marketing e pubblicità, inviati sul luogo dalle aziende europee, stanno tentando di mettere a punto i piani necessari per spalancare le porte del mercato ad una fascia di popolazione tradizionalmente emarginata: la cittadinanza femminile.
Investitori e produttori, soprattutto dell'industria automobilistica tedesca, stanno infatti preparando il campo per ottenere nuove cospicue quote di mercato e per guadagnare la fiducia di una classe dirigente restia al dialogo con l'Europa ma attratta da un inatteso arrivo di capitali stranieri.
Dopo anni di critiche, minacce di morte e bozze normative puntualmente rifiutate, sta infatti per approdare in parlamento un nuovo e benvoluto disegno di legge che sancirebbe in via definitiva la possibilità, anche per le donne, di prendere la patente; non che la legislazione saudita indichi un vero e proprio divieto di guida, ma, semplicemente, non prevede la assurda possibilità che un mezzo di trasporto possa essere condotto da un individuo di sesso femminile.
Le mogli, infatti, ree di spalancare le portiere avventatamente, di attraversare senza la dovuta attenzione e di distrarre i mariti alla guida con discussioni futili, sono, secondo un recente sondaggio, comunque in cima alle cause degli incidenti verificatisi nel regno.
Il Re Abdallah, sedotto dagli investimenti tedeschi, si è recentemente dichiarato favorevole ad un congegno, appositamente studiato per il pubblico femminile, che riuscirebbe a frenare un'autovettura in corsa tramite la semplice pressione di un bottone; il sovrano ha poi entusiasticamente aggiunto che si darà da fare per migliorare i diritti delle saudite e per allentare la rigida legislazione islamica. Il primo di questi suoi illuminati provvedimenti avrà luogo nella capitale Riad nella giornata del tre novembre.
Per festeggiare la fine del Ramadan verrà infatti aperta, all'interno del prestigioso hotel Intercontinental, la prima (e unica) sala cinematografica dell'Arabia Saudita. Anche in questo caso, pur non esistendo una legge specifica che vieti la proiezione di film, negli ultimi quindici anni sono state progressivamente chiuse tutte le sale esistenti.
Tre spettacoli doppiati in arabo, oltre 1200 posti disponibili, un progetto che sarà presto esteso a tutto il paese, il superamento di un assurdo tabù, una sola particolarità: la visione dei cartoni animati (unico genere che ha ottenuto il visto reale) sarà permessa alle sole donne e ai bambini.
Questo piccolo e inaspettato privilegio apre, probabilmente, una nuova strada verso il rinnovamento e la parità fra sessi in un paese fortemente legato a tradizioni integraliste ma la concomitanza dei vari eventi esposti ci obbliga a riflettere: ancora oggi, dietro a decisioni apparentemente liberali, si nascondono motivazioni economiche legate alla disponibilità di capitali esteri.