Francesco Vettori e Niccolò Machiavelli - (a cura di Marcello Simonetta) "Viaggio in Germania"- Collana L'Italia - Sellerio editore - Palermo- 2003
Nella collana "L'Italia", progettata da Leonardo Sciascia "tra storia e fantasia" (parole sue) e diretta da Salvatore S. Nigro, l'editore Sellerio ha appena pubblicato un piccolo libro dal titolo "Viaggio in Germania"; autori sono nientemeno Francesco Vettori e Niccolò Machiavelli.
Se il secondo è noto a tutti, non così si può dire del primo, però molti di noi ricordano, per averlo imparato a scuola, che Machiavelli aveva raccontato, in una lettera ad un amico, di essersi ritirato dai pubblici uffici e di condurre una vita solitaria, confortata soltanto dal dialogo immaginario con gli storici dell'antichità.
Ebbene, l'amico cui era diretta quella lettera era proprio Francesco Vettori:
Il libro è curato, con tocco rigoroso ed intelligente, da Marcello Simonetta, professore presso l'Università di Wesleyan (Ct. USA) che nell'introduzione chiarisce: "Nell' estate del 1507 Francesco Vettori fu prescelto come ambasciatore della repubblica fiorentina presso la dieta che l'imperatore Massimiliano I° aveva convocato a Costanza. Vettori partì per la Germania il 27 giugno con un seguito di quattro servitori. Ozioso ambasciatore, trascorreva le sue giornate tra bettole e osterie, facendosi raccontare novelle dai viandanti. Le raccolse in un diario intitolato "Viaggio in Alamagna".
Per fortuna nostra, la prosa del Vettori è scorrevole e immediatamente comprensibile ancor oggi; quindi la lettura delle "storie" risulta a agevole e divertente.
I racconti del Vettori ricordano in qualche modo alcune novelle del Boccaccio ma sono più drammatici, a volte cupi ed hanno spesso un epilogo tragico. A quell'epoca partire per un viaggio, anche breve, significava andare incontro ad un'avventura: chi partiva non era mai sicuro di arrivare a destinazione, chi si attardava a chiacchierare in un'osteria poteva incappare in un avventore facile all'ira e pronto a sistemare la disputa con le sbrigative regole del pugnale, chi si coricava in una locanda poteva essere svegliato di colpo dall'arrivo di sgherri pronti a sguainare le spade, oppure dover fuggire precipitosamente per un incendio improvviso o un'incombente pestilenza.
La pratica dell'inganno e del veleno sembra fosse quanto mai diffusa e perfino l'autorità locale si mostrava facile alle angherie. Ne derivavano ruberie, assassini, stupri o ammazzamenti di vario genere e spesso ne seguivano supplizi dei veri o presunti colpevoli, disinvoltamente eseguiti a mo' di esempio sulla pubblica piazza del paese.
Si resta spesso stupefatti da questi racconti abituati a considerare il Rinascimento un'epoca aurea dove trionfavano le arti e le lettere, dove lo spirito umano anticipava le vie del progresso umano e civile... E invece il panorama presentato da questo un da vettori, narratore vivace e disinvolto, è di tutt'altro tenore.
Ancora una volta la storia è maestra di vita. Dovremmo leggerla un po' più spesso nei testi dell'epoca e riflettere sul faticoso cammino che l'uomo deve affrontare ogni giorno per lasciarsi alle spalle la barbarie originaria. Non è mai stato facile sottoporre la prepotenza del più forte ad una legge equilibrata, né evitare gli astuti inganni e la selvaggia violenza dispiegati dal più debole, spesso soltanto per assicurarsi o difendere i più elementari diritti o anche la sua semplice sopravvivenza.
Il libro si chiude con un breve saggio del Machiavelli intitolato "Ritracto delle cose della Magna" (cioè della Germania). Qui il tono cambia. Al narratore brillante e disincantato si sostituisce lo storico vero che illustra i rapporti di forza, le cause e gli effetti degli avvenimenti. Il testo del Machiavelli è di più difficile lettura ma breve, profondo e pieno di spunti interessanti.
In definitiva un piccolo libro da leggere e poi conservare gelosamente nella propria biblioteca.