Tra gli ebrei dell'antica Palestina esistevano vari tipi di bevande. Oltre all'acqua, si gustava latte, aceto allungato con acqua, succhi di frutta, soprattutto datteri e melegrane, una birra leggera d'orzo e miglio, ma soprattutto vino. Nell'Antico Testamento si fa spesso menzione del vino rosso, mai del bianco, perché l'eccellente vino di Palestina (rigorosamente prodotto da mani ebree) era quasi nero, molto corposo, di alta gradazione; era difficile che fosse bevuto puro, lo si allungava con acqua o si diluiva con vino leggero. Fra i ricchi era invalso l'uso grecoromano di aromatizzarlo con fiori di gelsomino o di rosa, cannella, timo. Il sabato ricchi e poveri gustavano un vino molto elaborato, chiamato miele di vino, probabilmente arricchito di uve passite e di vino cotto. I rabbini mettevano spesso in guardia sulla proprietà ubriacante di questo vino. Per bere si usavano principalmente recipienti di ceramica, raramente coppe di metallo, mentre bicchieri di vetro si vedevano solo sulle tavole dei re. Il vino era immagazzinato in grandi tini ed in otri di pelle di capra chiusi da un tappo di legno.
Il Talmud afferma che non c'è allegria senza vino e la stessa Torah è paragonata al vino; come questo migliora invecchiandosi, così le parole di quella maturano nel cuore dell'uomo, rallegrandolo. Naturalmente l'ebbrezza era condannabile, ma se qualcuno avesse ecceduto, la Michna prevedeva che si dovesse spalmare olio e sale sulle palme delle mani e sulle piante dei piedi, recitando versetti rituali. Il Deuteronomio stabiliva che dopo quattro anni di lavoro il vignaiolo era esentato dal servizio in guerra, mentre ogni tre anni doveva distribuire il raccolto tra i leviti, gli immigrati, gli orfani e le vedove.
Il pane era l'alimento principale degli ebrei. Esisteva una serie di norme sul modo di mangiarlo: non si poteva porvi sopra una fetta di carne cruda, metterlo sotto una giara o avvicinarlo ad un piatto infuocato; guai a lanciare e briciole o tagliarlo con un coltello (andava rigorosamente spezzato con le mani). La differenza tra ricchi e poveri si notava nel fatto che i primi mangiavano pane di frumento, gli altri d'orzo. Per tutti il lievito doveva essere rigorosamente fresco, ma era di frumento per i ricchi, di miglio e orzo per gli altri. I chicchi di frumento tostati servivano come condimento per la carne, mentre poco macinati venivano utilizzati per una specie di couscous. La farina di frumento serviva anche per preparare torte condite con menta, comino e cannella e frittelle con miele.
Quando Cristo spezzò il pane e offrì il vino nell'Ultima Cena non si distaccò dall'antichissima tradizione ebraica che vedeva nel vino e nel pane la bevanda e l'alimento più sacri per gli abitanti di Gerusalemme.