Nella splendida cornice del Complesso di San Niccolò, a Ravenna, la ricostruzione inedita di ambienti relativi a domus rinvenute nello scavo di via D'Azeglio, sottostanti la Domus dei Tappeti di Pietra, e dell'area termale della vicina Villa di Russi, ambienti utilizzati dai romani per passeggiare e meditare, dedicarsi alla lettura, alla conversazione, sia allo svago che al gioco, in altre parole all'otium intellettuale, lontano dalla incombenze pubbliche che costituivano il negotium, letteralmente la negazione dell'otium.
L'esposizione, promossa da RavennAntica, si sviluppa in un percorso espositivo di importante pregio scientifico e di grande impatto emotivo, ed illustra la vita nelle domus e nelle villae dei ceti più abbienti dell'Impero romano, con reperti, sculture, affreschi e mosaici fra cui diversi inediti quali i mosaici a motivi goemetrici di una residenza ravennate del II secolo d.C., provenienti dalla Romagna, da Napoli, da Pompei, da Ancona, da Roma e persino da Mérida: l'otium era il tempo dedicato alla cura di sé, lo spazio dell'anima ed il piacere del corpo, in altre parole arte di vivere, nel giusto equilibrio fra vita pubblica e privata.
Un ideale filosofico che si rifletteva anche nelle abitazioni sia cittadine che di campagna, che viene esposto in rassegna attraverso varie sezioni tematiche, la prima delle quali dedicata proprio alla speculazione filosofica e alla vita intellettuale all'interno delle mura domestiche.
La seconda sezione propone reperti dedicati al peristilio, al giardino ed alla vita all'aria aperta, mentre le successive due sono dedicate alla cura del corpo e alle terme private, sia in città che in campagna: conclude infine una sezione dedicata al rito dell'ospitalità, alla vita femminile ed ai giochi di fanciulli ed adulti.
Fra i tanti reperti presenti, ricordiamo l' Orfeo Citaredo, la statua del filosofo Ermarco e quella di Afrodite, alcune splendide ed inedite pitture pompeiane, le erme di Epicuro e Carneade, la famosa bambola di Crepereia Tryphaena e la stele funeraria di Lutatia Lupata, in prestito dalla città spagnola di Mérida.
Completa la rassegna un volume di grande formato edito da Skira, con la riproduzione dei reperti ed importanti contributi dei curatori Carlo Bertelli e Luigi Malnati e di alcuni membri del comitato scientifico.