La storia scientifica dello scorso secolo e' culminata con le
prime missioni di esplorazione dello spazio;
queste hanno visto molti di noi davanti al televisore fino a
notte fonda, nella speranza di poter vedere qualcosa di piu'
delle immagini ricavate come un collage da altre piu' piccole
che comparivano man mano nei giornali.
Nel tentativo di comprendere perche' mai servisse un ``effetto fionda''
e recarsi in direzione opposta alla destinazione prefissa, (e simili)
ed un poco cullandoci con le fantasie di intramontabili serie di
fantascienza, il tempo e' trascorso.
Molte di quelle che sembravano solo fantasie, sono divenute,
chissa' come, curiosamente di attualita'.
Il pianeta che ha sempre solleticato le fantasie piu' fertili e' Marte.
Per vari motivi, che non stiamo qui ad elencare; ma ora questo vago
interesse ha assunto la dimensione palpabile di ben
due missioni scientifiche di esplorazione: le agenzie spaziali europee
e statunitensi si contendono l'esplorazione di Marte.
Molti vociferano addirittura di un prossimo sbarco dell'uomo su
Marte, dimenticando forse, o ignorando del tutto, i gravi rischi
a cui sarebbe esposto l'essere umano in una navigazione interplanetaria
Il problema principale e' dovuto all'attivita'
solare, per la quale non si dispone ancora di un modello
deterministico, un po' come per le previsioni del tempo a lungo termine,
potremmo dire; con l'importante differenza che eventuali tempeste
solari incontrate fuori dall'atmosfera planetaria, avrebbero probabile
esito letale per un equipaggio che si trovi a bordo della navetta.
Certamente, chi si occuperebbe di simili missioni, questi dettagli li
conosce molto bene, e con molta probabilita' li considera in
maniera debita, e lascia che i media ci ricamino su un
poco, magari come forma benevola di pubblicita'.
Ma non importa, forse non siamo vicinissimi alla colonizzazione di
altri pianeti come qualcuno sarebbe pronto ad affermare, ma l'evoluzione
dei nostri mezzi tecnologici procede a ritmo serrato, e' tanto veloce
da stravolgere i modi d'impiego e, fortunosamente, gli scopi che
si erano prefissi coloro che quelle stesse tecnologie le hanno
ideate in altri tempi.
Insomma, doverosamente liberato il campo da tutti gli eccessi e gli
ottimismi ciechi dettati dalla disinformazione, possiamo svelare
che la comunita' scientifica si sta ponendo seriamente una domanda
che forse il realismo cinico di alcune considerazioni, contrario
a tante fantasie new age, sembrava escludere.
A questa domanda, la comunita' scientifica internazionale spera
di trovare una risposta con tali spedizioni, e la vera domanda e':
``E' possibile che ci sia, o ci sia stata, vita su marte ?''
Vita intesa nel senso piu' ampio, naturalmente, ma vita.
L'osservazione che a questo punto sembrerebbe doveroso fare e':
come riconoscerla ? La vita alla quale siamo abituati e' basata
interamente sulla chimica del carbonio, e volendo essere piu'
precisi, sulla produzione di amminoacidi da parte dei vari
organismi biologici. Tuttavia amminoacidi possono venire prodotti,
anche sulla terra, da svariate reazioni di tipo non biologico...
Il rischio di scambiare il prodotto di reazione di scariche
nell'atmosfera con la prova inequivocabile dell'esistenza degli
alieni e' assai elevato. Ma c'e' qualcosa che contraddistingue
l'esistenza biologica, un marchio inequivocabile che ai grandi
filosofi del passato e' puntualmente sfuggito: l'asimmetria.
Ovvero, se noi tentassimo di produrre in laboratorio un certo
amminoacido, lo otterremmo come risultato di una qualche reazione
che, a partire dagli stessi componenti, porterebbe alla formazione
di una miscela dei prodotti statisticamente ripartita tra coppie
di prodotti simmetrici.
Questa proprieta' e' nota con il nome di ``Chiralita'''. Bene, le
cellule che compongono gli organismi viventi presentano tutte
la stessa chiralita'. Ovvero, se e' possibile disporre in due modi
speculari la medesima molecola, avente proprieta' chimico-fisiche
identiche, l'organismo vivente ne scarta puntualmente
una, e sempre la stessa.
Come dire che ``L'uomo e' asimmetrico'', l'essere vivente si distingue
dall'omogeneita' e dalla simmetria di fondo dell'universo inerte.
Una qualita' piuttosto curiosa, per quanto recondita nelle pieghe
dell'esistente.
Ed e' inoltre grottesco trovare una radice comune alle nostre
imperfezioni in una qualita' immanente come difficilmente si potrebbe
immaginare, rispetto a quanto qualcun altro, con un notevole
sforzo, credeva di cogliere l'essenza dell' uomo come mammifero
bipede implume.