Un riferimento essenziale, per non dire basilare, per conoscere e apprezzare
Giuseppe De Nittis, l'uomo, il pittore, l'emigrato meridionale a Parigi, l'artista
fra i più grandi pittori dell'800, uno dei più celebri e dei meno conosciuti ,
così come lo definisce Enrico Piceni nella biografia curata nel 1955 per Arnoldo
Mondatori editore, è e rimane lo stesso Piceni. Per quanti, invece, volessero rimuovere
quelle idee ricevute e universalmente ammesse che incasellano - come
lo stesso Piceni afferma- il pittore di Barletta come spigliato vedutista, elegante
e un po' frivolo interprete di ambienti mondani e di figure femminili 1870-1880,
petit maitre abile di mano più che pittoricamente originale e robusto e volessero
gustare e godere di una visione d'insieme dell'arte di De Nittis che fu, invece,
arte tra le più schiette, originali e anticipatrici dell'800, non hanno che da
programmare una visita al Castello di Barletta, sede attuale della Pinacoteca
comunale della città.
Si deve alla generosità di Léontine Gruville che, De Nittis, sposò nell'aprile
del 1869 e della quale diceva: Elle est mon camarade, mon confident, mon
modèle e ma femme e chiamava con il vezzeggiativo di Titine, se un così vasto e
ricchissimo patrimonio è stato donato alla municipalità di Barletta e costituisce,
oggi, un fiore all'occhiello di una città che si identifica, orgogliosamente, Città
della Disfida, nella certezza di poter consolidare una sua specifica fisionomia
culturale adata alla forza trainante, sotto un profilo turistico-pubblicitario,
del Parco letterario Massimo D'Azeglio.
Se scorri il depliant illustrativo dell'organizzazione dell'Estate barlettana
2002, suggestivamente sintetizzato nel titolo dive, divi edivertimenti, che pubblicizza
eventi, musica, cinema, teatro e altro sotto il cielo della città, in un arco
di tempo che va da Domenica 14 Luglio a Sabato 31 Agosto di questo splendido
anno 2002, per conto del Comune di Barletta, Città della Disfida, alla data 21
Agosto non trovi alcun riferimento al grande Nostro concittadino nei cui salotti
di casa, a Parigi, che procurarono al pittore tante invidie e gelosie, passarono,
dal '79 all'84, tutti gli artisti di tutte le arti, tutte le figure e le vedette bien
parisiennes dell'epoca: Goncourt e Claretie vi leggevano capitoli inediti dei loro
romanzi, Zola vi si documentava, Manet raccontava gli ultimi potins del mondo
pittorico, Daudet, malato e sorridente, esercitava il suo fascino fatto di bontà e
di comprensione, Degas mordeva a dritta e a manca, Baunville, Herèdia, Forain
(fu De Nittis a scoprirlo e lanciarlo), Rafaeli, Stevens, Duranty, Paul Mantz,
vi facevano circoli giocondi e battaglieri. C'è spazio per un Festival Giovani nel
fossato del Castello, una proiezione del film Momo alla conquista del tempo
sempre nell'Arena del Castello e una serata discoteca sulla litoranea di Ponente,
al Ventun Agosto dell'anno di grazia 2002!
Il 21 Agosto 1884, una congestione cerebrale stroncò la vita di De Nittis a
solo trentotto anni, a Parigi.
D'Agosto Parigi è deserta: pure i suoi funerali risultarono imponenti; un fitto
stuolo di scrittori e di artisti accompagnarono all'ultima dimora per le vie di
Parigi l'amico che le aveva così magicamente dipinte. De Goncourt e Rodin,
Dumas fils e Meissonier, Forain e Daudet e Degas e mille altri. La stampa
francese ancora una volta - l'ultima - tessé le lodi di Peppino. Il poeta e critico
Blémont pianse in un raffinato sonetto le peintre exquis des plus aimables choses.
Emilio Bergerat intitolò con affettuosa iperbole il suo articolo: la mort di De
Nittis e la fin de l'Impressionisme.
Fecero eco i giornali tedeschi, spagnoli, inglesi, americani. Solo in Italia la risonanza
non fu grande. Qualche necrologio, un bell'articolo affettuoso e severo di
Diego Martelli; gli artisti napoletani, per iniziativa di Domenico Morelli, Edoardo
Dalbono e Raffaele Belliazzi inviarono alla vedova una nobilissima lettera di
compianto. Barletta asse un commosso e ingenuo manifesto.
Era costume dei tempi passati onorare i dì anniversari quasi per dire a sé
stessi, come ci rammenta il Leopardi in qualche suo Pensiero, c'ero anch'io, ho
rivissuto le stese circostanze. No, non è questione di sapore retorico, né tanto
meno di formale e vuoto rispetto per ossequi obsoleti e fuor di luogo.
TITINE DE NITTIS, punta, fra tanti scrittori, dalla tarantola letteraria.
- prosegue Enrico Piceni - mentre faceva esemplarmente gli onori di casa, si
documentava anche lei: infatti le dobbiamo, oltre ai journai (), alcuni romanzi
a chiave scritti dopo la morte del marito e una buona traduzione francese della
VITA MILITARE di De Amicis.
Sarebbe proprio fuori di ogni logica programmare una più attenta e doverosa
conoscenza, non necessariamente ad ogni 21 Agosto di tutti gli anni, di fatti,
eventi, circostanze, investimenti emotivi ed affettivi, che ruotano attorno a Giuseppe
De Nittis sul cui cippo funebre del Père Lachaise, il cimitero più illustre
d'Europa, Dumas figlio volle che si incidesse la famosa epigrafe
Ci git Le peintre Joseph De Nittis
Mort à trent-huit ans
En pleine jeunesse
En plein amour
En plein gloire
Comme les héros et les demi-dieux ?