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attualità
un nuovo continente
di Paolo De Filippis

Il Dr Alfred Wegener era molto nervoso, pensava alla bizzarra teoria secondo la quale America ed Africa erano state un tempo legate da ponti lunghissimi che avevano permesso il fiorire e prosperare di medesime piante ed animali. No, no, non era proprio d'accordo.
Un distratto sguardo al planisfero appeso al muro del lungo e buio corridoio lo stimolò a prendere un lampada ad olio ed a osservare con maggiore attenzione. Ad un tratto perse la teutonica freddezza, aveva capito; nasceva così la tettonica a zolle.
Ma che vuol dire? e soprattutto, perché se ne parla?
Calma! Non abbiamo neppure cominciato.
Il professore all'incerta luce aveva notato che la grande carta geografica gli stava cortesemente suggerendo che il profilo dell'Africa occidentale, sembrava combaciare in modo addirittura imbarazzante con il profilo orientale dell'America del Sud.
Presto detto, il professore si convinse che i margini a suo tempo dovevano essere stati saldamente uniti e che per qualche motivo si erano allontanati. Ma perché e come?
Nei giorni a venire il nostro studioso rischiò di perdere la vista con quegli studi naturalistici, a tirar tardi con carte, proiezioni di ogni tipo e con disegni antichi e moderni; se la prendeva con Ortelio e Tolomeo, ma non riusciva trovare il bandolo della matassa. Studiava con attenzione il movimento della terra intorno a se stessa e capiva che qualcosa poteva aiutarlo, ma come?
Wegener immaginò allora che l'Africa avesse perso il contatto con l'America, perché nella continua e faticosa corsa giornaliera, quest'ultima tardava a seguire il movimento che la terra effettuava intorno a sé stessa.
In effetti non era proprio così, ma almeno aveva capito che alcune parti della terra si spostavano.
L'idea di Wegener, pubblicata nel 1912 incontrò per molti anni una sensibile ostilità, ma nei primi anni della metà del secolo venne consacrata nella più precisa teoria che prende il nome di tettonica a placche o zolle. Questa teoria si basa sulla suddivisione della terra in tre gusci concentrici che corrispondono a zone con caratteristiche diverse: la litosfera composta dalla crosta (sia oceanica che continentale) e dal sottostante mantello superiore,l'astenosfera o mantello inferiore e il nucleo.
Differentemente da quanto ipotizzava Wegener, a muoversi non sono i pezzi di crosta continentale, che restavano indietro nel movimento della terra intorno a se stessa, ma le zolle di litosfera che scorrono sull'astenosfera, con trascinamento non solo dei continenti, ma anche degli oceani "contenuti" dalle zolle. La litosfera è attualmente divisa in venti zolle principali di grandi dimensioni e in un certo numero di microzolle. I vari pezzi di litosfera sono in continuo movimento fra loro: si allontanano in corrispondenza di spaccature profonde dette dorsali oceaniche, perché danno luogo alla nascita di oceani (margini divergenti) oppure convergono nelle zone dette fosse di subduzione (margini convergenti), dove l'una si incunea sotto l'altra. Ciò avviene con gran sconquasso, con terremoti e manifestazioni vulcaniche, tutti infatti localizzati nelle immediate vicinanze dei margini stessi.
Ma perché avvengono questi movimenti? Si pensa che nella zona dell'Astenosfera ed ancora più nel profondo sino al nucleo, si svolgano movimenti rotatori di rocce più o meno fluide, i quali trasportano in superficie, in corrispondenza delle dorsali oceaniche, materiale fuso che, una volta uscito, viene spostato lateralmente e che, allontanandosi dalla zona di fuoriuscita, crea nuova crosta oceanica ed allarga la zolla. In corrispondenza delle fosse, invece, la crosta oceanica sprofonda e viene riassorbita nel mantello e riduce la zolla.
Ma questi allontanamenti o convergenze possono essere di vario tipo, fra zolle che contengono solo continenti, oppure fra zolle che contengono solo oceani, oppure fra zolle miste, con effetti diversi.
Per esempio la zolla continentale africana si allontana dall'analoga dell'America del Sud, provocando l'ingrandimento dell'oceano Atlantico, ma quest'ultima si scontra con quella oceanica detta di Nazca determinando l'innalzamento della Ande.
Per venire al mar Mediterraneo abbiamo anche noi due piccole placche, una che diciamo impropriamente sarda e l'altra che interessa l'Appennino sud occidentale; queste si stanno allontanando, producendo di conseguenza l'allargamento del mar Tirreno destinato a diventare a sua volta un grande oceano.
Ma qual è il continente che sta nascendo? Dobbiamo scorrere qualche pagina del nostro atlante ed arrivare all'Africa e più esattamente all'Africa orientale, dove le devastanti manifestazioni vulcaniche di questi ultimi tempi ci segnalano l'apertura di una dorsale lungo l'asse che attraversa idealmente i laghi africani orientali.
Il rift, così si chiama la dorsale che è ancora continentale ma che poi diventerà oceanica, si sta aprendo in realtà da alcuni milioni di anni e non è altro che la continuazione di quello che ha già prodotto l'apertura del mar Rosso.
Avremo così fra qualche milione di anni (equivalenti a pochi secondi per l'età della terra) un continente che conterrà Somalia, Kenya e Tanzania. Anche questo andrà alla deriva, così come sta facendo il Madagascar che si è staccato in anticipo (date un'occhiata al profilo del Madagascar !) e come ha già fatto l'India che in milioni di anni ha percorso un lungo tragitto prima di incontrarsi con l'Asia e formare la catena dell'Himalaia!

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