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cronache
l'impero del riciclaggio

rifiuti in India


L'India è la seconda potenza tecnologica del mondo, rappresentando il 40% del mercato informatico mondiale, ma tutto quello che esporta lo reimporta con gli interessi, essendo la discarica elettronica mondiale.

Montagne di cavi, tastiere, chips, mouse, schermi, tubi e carcasse si accumulano a Mumbai e Calcutta, dove bambini e appartenenti alle caste inferiori lavorano materiali per guadagnarci poche rupie.

Il problema dell'immondezza elettronica (in inglese e-waste) aumenta allo stesso ritmo in cui l'elettronica si diffonde nella società. Nel 2007 c'erano 380.000 tonnellate di rifiuti elettronici in India, delle quali solo 19.000 tonnellate sono state riciclate. Nel 2011, si supereranno i 4.700.000 tonnellate.

L'e-waste contiene sostanze tossiche come piombo, nichel, cromo, mercurio ed elementi plastici. Bruciare cavi contamina l'acqua e la terra. Uno studio effettuato nei dintorni di Delhi ha messo in luce che la concentrazione di prodotti chimici era tre volte superiore al normale. Nel 2007 solo il 5% del riciclaggio è stato effettuato da imprese autorizzate.

Si reputa che il riciclaggio non autorizzato dia lavoro a 30.000 persone, la maggioranza delle quali sotto ai dodici anni d'età, come i bambini del quartiere periferico di Mumbai Saki Naka, che lavorano senza alcuna protezione di sicurezza come guanti e mascherine.

articolo pubblicato il: 14/02/2010 ultima modifica: 11/03/2010

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