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arte e mostre
ori dei cavalieri delle steppe
di Sergio Gigliati

"Ori dei cavalieri delle steppe" è il titolo della grande mostra allestita a Trento presso le sale del Castello del Buonconsiglio che da diversi mesi riscuote notevole successo ed apprezzamenti a carattere nazionale. L'immensa vastità delle steppe che dalle foci del Danubio si estende fino al cuore profondo dell'Asia, ai limiti delle "Civiltà", ha suscitato da sempre l'attenzione di geografi, storici e scrittori. Dominate per millenni da guerrieri nomadi che eccellevano nell'uso del cavallo e dell'arco, le steppe sono state fonte e luogo privilegiato per narrazioni mitologiche e celebri pagine di letteratura. Le fonti scritte che parlano di popolazioni nomadi come gli Sciti, i Cimmeri, i Sarmati, gli Unni, gli Avari e i Goti, sono influenzate dall'immagine di popoli selvaggi restituita, a partire da Erodoto, da altri storici greci. Sono popoli che non hanno lasciato testimonianze di città, monumenti o testi scritti: la loro storia e la loro cultura è affidata ai preziosi oggetti d'oro rinvenuti nelle tombe dei principi. Proprio questi simboli di potere e di prestigio dell'aristocrazia nomadica, scoperti dall'Ottocento fino ai nostri giorni nei sepolcri che punteggiano le ampie steppe dell'odierna Ucraina, sono il filo conduttore della mostra Ori dei cavalieri delle steppe che si è aperta al Castello del Buonconsiglio di Trento il 1 giugno 2007.

Si tratta di circa 400 oggetti, provenienti dai più importanti musei dell'Ucraina e in gran parte presentati per la prima volta in Italia: armi sontuose, preziosi gioielli, diademi, orecchini, braccialetti ma anche finimenti di cavallo da parata, servizi cerimoniali per il simposio e il banchetto, risalenti ad un arco di tempo compreso fra il primo millennio a.C. e l'invasione dell'Orda d'oro (i Mongoli) nel XIII secolo d.C.

Questa mostra si propone di offrire una nuova prospettiva di lettura relativa alle espressioni comuni e peculiari delle classi dominanti delle civiltà nomadiche, alla luce di fonti scritte, archeologiche ed etnografiche, a partire dall'Ucraina, porta orientale d'Europa e crocevia di antiche popolazioni nomadi che hanno profondamente influenzato la storia dell'Occidente. Il percorso si apre con una sezione a carattere introduttivo, dedicata alle culture di agricoltori e allevatori sedentari del IV-III millennio a.C., nella quale sarà possibile ammirare un rarissimo modello di carro (una kibitka del I-II sec. d.C) proveniente dal museo di Odessa. All'interno della sala sarà possibile, inoltre, ammirare un significativo documentario "steppe al tramonto" realizzato da Giorgio Salomon. La seconda sezione è dedicata all'immaginario fantastico e mitologico dell'arte animalistica, la più alta espressione artistica degli antichi nomadi delle steppe. Qui l'attenzione è catturata in particolare da una splendida coppa rituale, interamente d'oro, decorata ad altorilievo da sei teste di cavallo la cui disposizione circolare sembra suggerire la ciclicità delle stagioni e del tempo e dalle forme sinuose di un piccolo delfino in oro e cristallo di rocca.

La terza sezione è dedicata allo sfarzo e al lusso che caratterizzavano lo stile di vita, l'abbigliamento e il gusto delle principesse nomadiche Grande attenzione merita in questa sezione il girocollo con pendente a farfalla, in oro e paste vitree del I secolo d.C., presentato per la prima volta in Italia, e rinvenuto lungo le coste del Mar Nero. Il soggetto della quarta sezione è il trionfo del principe nomade e del suo potere politico, militare e sociale, espresso nelle spade rivestite d'oro, nelle cinture ornate da sontuosi elementi e negli elmi che sottolineano la forza e l'autorità dei cavalieri delle steppe.

La quinta sezione raccoglie rappresentazioni in oro, argento e terracotta di cavalieri dominatori delle steppe. Vasi di manifattura greca e corni potori per la mescita del vino con rivestimenti figurati in oro, elementi principali del banchetto, sono alcuni dei tesori raccolti nella sesta sezione, mentre nella settima sezione, dedicata alla religiosità e al culto, numerosi sono i capolavori d'arte, così come gli oggetti dal significato magico-religioso, rituale e simbolico legati al potere degli sciamani.

La mostra è curata da Gianluca Bonora, specialista in archeologia dell'Asia e da Franco Marzatico, direttore del Castello del Buonconsiglio di Trento, e si sviluppa lungo un percorso di ben 1400 metri quadrati, toccando 14 sale espositive.

Nell'ambito della manifestazione, inoltre, l'11 ottobre Andrea Castelli vestirà i panni del pittore ferrarese Dosso Dossi, proponendo un incontro immaginario, ma verosimile, fra un intervistatore molto curioso e un po' sfacciato ed il pittore; cornice dell'intervista la sala grande del Castello del Buonconsiglio. A fine spettacolo Ezio Chini illustrerà gli affreschi del Dossi in Sala Grande. Infine giovedì 18 ottobre Gianluigi Bozza parlerà del rapporto tra il cinema e le steppe nella serata intitolata Figli delle Steppe dove verranno proiettati alcuni brani cinematografici. Gli spettacoli si terranno in Sala Grande, l'ingresso è libero, i posti sono tuttavia limitati, circa centoventi. Per questo si consiglia di ritirare i coupon gratuiti (max. due a testa) presso la biglietteria del Castello il giorno precedente e il giorno degli spettacoli fino ad ore 18.00.

Castello del Buonconsiglio
Via B.Cesio, 5
TRENTO
Tel. 0461/233770

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