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speciale Zorro
Zorro, eroe irlandese
di Carla Santini

Zorro non era messicano e non combatteva contro soldati ottocenteschi dai larghi e piatti cappelli neri e dalle bandoliere incrociate, ma era irlandese e se la vedeva, sempre in Messico, questo sì, con soldati dalle variopinte tenute secentesche.

Perché Zorro è esistito davvero.Si chiamava William Lamport, ma era chiamato, in quella che era allora la Nuova Spagna, Guillén Lombardo.

William nacque nel 1615 a Wxford, città di mare nel Sudest dell'Irlanda e morì nel 1659 a Città del Messico, condannato dall'Inquisizione. All'epoca della sua nascita l'Irlanda era definitivamente caduta sotto il giogo inglese, già che nel 1603 la città di Kinsale, roccaforte dei cattolici, si era arresa alle truppe di Elisabetta I, dopo che due anni prima era naufragata una flotta spagnola ma inviata da Filippo III a portare rinforzi.

Di ricca famiglia cattolica fervente, William fu mandato ancora bambino a studiare, prima a Dublino, poi, a dodici anni, a Londra per apprendere il greco ed approfondire la matematica. Da Londra fu immediatamente o quasi costretto a fuggire per aver scritto un libello in latino contro la Corona inglese. Forzatamente imbarcato su una nave pirata come mozzo, prese parte a numerosi assalti contro navi inglesi.

Nel 1629, appena quattordicenne, combatté con i francesi contro i protestanti, in quell'assedio contro la città costiera di La Rochelle, immortalato da Alessandro Dumas, in cui furono sbaragliati i protestanti. Ma poco dopo si ritrovò contro la Francia, componente di un brigata irlandese che combatteva insieme agli spagnoli.

Subito dopo decise di studiare filosofia all'Università di Santiago de Compostela, per passare poi agli studi teologici nel monastero di El Escorial. Il suo spirito irrequieto lo fece lasciare ben presto il monastero, per portarlo in giro per l'Europa, a combattere guerre e ad imparare ben quattordici lingue.

Decise infine di stabilirsi in Spagna, ove, con il nuovo nome di Guillén Lombardo, si dedicò agli studi nel Collegio Imperiale, alle schermaglie notturne per le vie di Madrid e a tutt'altre schermaglie, con le nobildonne più belle.

Un romanzetto con Ana de Leyva, forse parente della monaca di Monza, lo portò a rischiare la pelle, per la decisa reazione negativa della nobile famiglia. Grazie all'amicizia con Gaspar de Guzman y Pimentel, conte-duca di Olivares, riuscì a sfuggire all'ira dei de Leyva, recandosi in Messico.

Ma la vita di tranquillo professore di latino, conquistatore di nobili fanciulle come Atonia Turco evidentemente non bastava al nostro eroe. Pian piano, a forza di frequentare gli indigeni, divenne un assertore della distribuzione delle terre, dell'abolizione dello schiavismo e dell'indipendenza della Nuova Spagna.

La storia durò solo due anni, perché a soli ventisette anni fu condannato dall'Inquisizione con la gratuita accusa di stregoneria e rimase in carcere per otto anni, fino ai trentacinque. La sua fuga rocambolesca dal carcere, la notte di Natale del 1650, fece nascere il mito di Zorro.

Cominciò a girare di notte, prendendosi gioco dei drappelli di ronda e distribuendo libelli di sua composizione contro la Corona di Spagna, nei quali erano dettagliatamente narrate le atrocità e le vessazioni dei dominatori.

Fu ancora una volta la sua propensione per le belle e nobili dame a rovinarlo. Sorpreso di notte in intima compagnia con la bella moglie del viceré, fu ancora pretestuosamente condannato dall'Inquisizione per stregoneria, e destinato a finire sul rogo non prima, però, di aver scontato sette anni di carcere.

Il 10 novembre del 1659 la pira era pronta nella Plaza mayor di Città del Messico, ma Zorro certo non poteva finire come un banale condannato.

Con un balzo acrobatico riuscì ad afferrare una corda sospesa e si impiccò prima che il fuoco fosse acceso. Ancora una volta si era fatto gioco dei soldati spagnoli.

Oggi un busto nel mausoleo degli eroi messicani ricorda l'indipendentista ante litteram venuto da lontano.

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