Nel 1901 una spedizione archeologica francese scoprì nell'attuale Iran una stele di diorite nera, oggi esposta al museo del Louvre, contenente 282 sentenze basate sulla tradizione orale, sulle credenze religiose e sul costume. Si trattava del Codice di Hammurabi.
Hammurabi, il fondatore dell'impero di Babilonia, era il sesto re della dinastia babilonese. La sua data di nascita è sconosciuta, ma si sa che quando assunse il trono, nel 1792 a.C., era ancora molto giovane e che morì quarantadue anni più tardi, fondatore di un regno che comprendeva tutta la bassa Mesopotamia, ovvero il sud dell'attuale Irak, parte della Siria e una piccolissima striscia di terra dell'Iran.
A quel tempo si trattava di un grande regno, perché i babilonesi, all'infuori della propria terra, conoscevano solo il nord dell'Irak, abitato dagli assiri, molto ambito ma mai conquistato da Hammurabi.
Il brano più famoso del Codice è quello che istituiva la cosiddetta Legge del taglione, parola che poi è entrata nel linguaggio dal latino talio-talionis (tale), la quale fissava la regola che un criminale doveva pagare per i suoi delitti nella stessa "moneta".
La legge era espressione di sentenze dello stesso re, con articoli quali "se un uomo libero rovina un occhio di un altro uomo libero gli sarà cavato un occhio" o "se un uomo libero spezza un dente ad un altro uomo libero gli sarà cavato un dente". Se un figlio adottato rinnegava i suoi genitori adottivi, affermando che non erano i suoi veri genitori, gli veniva tagliata la lingua.
La società babilonese era divisa in tre classi, gli avvilum, uomini liberi, gli schiavi ed una classe intermedia denominata muskenum. La legge puniva anche l'uomo libero che commetteva un delitto nei confronti di un muskenum o di uno schiavo, ma la punizione, in questo caso, si limitava ad una multa.
Il Codice di Hammurabi non è la prima raccolta di leggi scritte della storia, ma sicuramente la più organica ed inoltre quella che contiene principi validi anche per le attuali procedure penali, come l'importanza delle testimonianze ed il valore della prova.
La creazione di un codice legislativo servì per rafforzare l'unità di un regno che Hammurabi voleva fortemente centralizzato, ma anche per promuovere l'immagine del re. La stele, infatti, contiene anche un prologo ed un epilogo, nei quali Hammurabi si presenta come un re prudente e perfetto, scelto da dei come Marduk "per far sorgere la giustizia sulla terra, per eliminare il cattivo ed il perverso, affinché il forte non opprima il debole". In un altro punto il re si autodefinisce "Sole di Babilonia".
Il sovrano controllavo ogni angolo del suo impero attraverso una rete continua di informazioni. A Larsa sono state ritrovate centocinquanta tavolette con indicazioni per i suoi funzionari. Le disposizioni ai suoi rappresentanti non si limitavano alle leggi, ma spaziavano in tutte le branche dell'organizzazione statale. Sono state ritrovate anche norme sulla corretta tosatura degli ovini.
In ogni città vi erano assemblee popolari e più ristrette assemblee degli anziani, ma quando non si giungeva ad una decisione unanime venivano inviati messaggeri al re, il quale su ogni cosa esprimeva il suo definitivo parere.
Hammurabi, nonostante la ferocia con cui attaccava le città nemiche, spesso deviando il corsi dei fiumi per allagarle, è comunque restato alla storia come un grande sovrano, soprattutto per le opere di ingegneria idraulica realizzate; costruì canali di irrigazione e per la navigazione, deviò il corso dell'Eufrate, creò uno stato in cui i cittadini liberi, anche se appartenenti a città prese con la forza, si sentivano sicuri e ben governati.
Quando morì, nel 1750 a.C., lasciò un esempio di stato centralizzato ben amministrato, ma i suoi successori non furono del suo livello, o comunque la stessa estrema centralizzazione ne costitutiva un limite. L'impero babilonese sopravvisse centocinquanta anni, sempre più in preda a spinte centrifughe che spesso sfociavano in autentiche rivolte. Nel 1594 a.C. gli ittiti invasero la Mesopotamia e distrussero Babilonia.
La legge del Taglione si trova anche in altri testi antichi. Nel Vecchio Testamento, nel capitolo 21 dell'Esodo, si trova scritto: "Se ci sarà danno grave, darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferimento per ferimento".
Nel 450 a.C., quando la plebe romana pretese leggi scritte per sfuggire alle angherie dei patrizi, fu scritta la legge delle Dodici Tavole. Al paragrafo 11 della settima tavola è scritto: "Se qualcuno ferirà un altro, che soffra la pena del taglione, salvo che si trovi un accordo". Con la caduta dell'Impero i barbari tornarono al taglione. Bisognerà aspettare l'Editto di Rotari perché l'usanza venga sostituita da un risarcimento danni.
La legge del taglione esiste ancora oggi in alcuni Paesi del Medio Oriente in cui è letteralmente previsto l'occhio per occhio, dente per dente. In alcuni paesi arabi viene tagliata al ladro la mano che ha "rubato".