La mostra su 'I Della Rovere' si articola in quattro città, Pesaro, Urbino, Urbania e Senigallia, già sedi della potente signoria che succedette ai Montefeltro dal 1508, e presenta dipinti, sculture,oggetti di oreficeria, ceramiche, armi, manoscritti miniati, che evidenziano come i Della Rovere siano stati i primi duchi del Cinquecento italiano ad assicurarsi una posizione di tutto rilievo nelle vicende storiche italiane ed europee nel periodo intercorrente fra il14 71, anno in cui Francesco Della Rovere divenne papa come Sisto IV, ed il 1631, anno in cui morì Francesco Maria Il ed il ducato ritornò allo Stato pontificio.
Ma se è pur vero che i nuovi governanti erano il frutto del nepotismo di Sisto IV prima e di Giulio Il dopo, e che l'imparentamento con le più illustri famiglie italiane assicurava forti alleanze, tuttavia i Della Rovere realizzarono, oltre alle fortificazioni, imponenti opere idrauliche, ospedali, strade, chiese, sulla base del principio del buon governo, fondato sul benessere dei popolo, anche se non per spirito umanitario, ma per consolidare il proprio potere.
In tale contesto, svilupparono anche un amore sviscerato per l'arte dando luogo a consistenti committenze i cui frutti, sia pure parzialmente, è possibile ammirare in questa mostra che, partendo dal Palazzo del Duca a Senigallia, e proseguendo poi ai Palazzi Ducali di Urbino, Pesaro ed Urbania, l'antica Casteldurante, si articola in ben sedici sezioni, presentando circa trecento oggetti ed opere d'arte.
La prima sezione testimonia l'origine savonese della dinastia roveresca, con dipinti su tavola e sculture lignee di Vincenzo Foppa e frammenti di affreschi ricuperati a Savona, lo splendido 'Suicidio di Lucrezia' di Marco d'Oggiono ed oggetti sacri appartenuti a Giulio Il; nella seconda sezione, intitolata a Giovanna Feltria, fra tante opere, il capolavoro di Piero della Francesca, la 'Madonna di Senigallia' e la 'Madonna 'con Bambino e donatrice', attribuito a Pietro Perugino, dal raffinato chiaro scuro e dal disegno armonioso, anche se in precario stato di conservazione.
Nella terza sezione, il 'Ritratto di papa Sisto IV' di Pedro Berruguete, inedito in Italia, ed alcune miniature; nella quarta sezione, dedicata a Francesco Maria I, il 'Ritratto di giovane con pomo', attribuito a Raffaello Sanzio e 'Cristo benedicente' del Bramantino (Bartolomeo Suardi), dall'impostazione semplice e al tempo stesso struggente.
Dalla quinta sezione alla nona, la rassegna prosegue al Palazzo Ducale di Urbino: ricordiamo, fra tante opere, i ritratti di Francesco Maria I e di Eleonora Gonzaga Della Rovere, di Tiziano Vecellio, il 'Ritratto di Guidubaldo Della Rovere in arme', di Agnolo Bronzino, il 'Ritratto di Francesco Arsilli' di Sebastiano del Piombo, e vari oli di Federico Barocci di cui fra tutti citiamo 'Natività', forse l'opera più famosa dell'artista urbinate; quindi due ritratti di Federico Ubaldo Della Rovere, di Alessandro Vitali, uno da neonato e l'altro a due anni, quest'ultimo certamente fra i più bei ritratti del Seicento.
Le successive quattro sezioni si articolano presso il Palazzo Ducale di Pesaro, con opere di Girolamo Genga, Dosso Dossi, Raffaellino del Colle, di cui ricordiamo l'affresco staccato 'Il profeta Isaia'; le particolari produzioni di ceramiche delle varie manifatture, dai piatti ai versatoi da farmacia, ai vasi e alle brocche, tutti di pregevole fattura e dal particolare cromatismo, nelle varie tonalità di verde, giallo,arancione e blu, sino all'inquietante 'San Nicola da Tolentino intercede per le anime del Purgatorio', del Pomarancio (Cristo foro Roncalli).
Le ultime tre sezioni al Palazzo Ducale di Urbania, con il 'Ritratto di Francesco Maria Della Rovere' di Federico Barocci, proveniente dalla Galleria degli Uffizi, 'La Madonna del Rosario' di Giorgio Picchi, il 'Ritratto di Federico Commandino' di pittore baroccesco, il 'Ritratto di Ulisse Aldovrandi' di Agostino Carracci, sino al 'Ritratto di Galileo Galilei' di Giusto Suttermans, tanto per citare alcune opere, oltre a testi ed oggetti scientifici, che concludono la rassegna, a testimonianza dell'amore per la scienza da parte dei Della Rovere.
La mostra, curata ed ideata da Paolo Dal Poggetto, è accompagnata da un pregevolissimo volume catalogo di grande formato edito da Electa, con la riproduzione delle opere in uno ad esaustivi saggi.