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cronache
l'Ordine della Cavalleria non è morto

In pieno secolo XXI Granada è tornata al medioevo, con l'investistura dei primi sette cavalieri dell'Ordine del Santo Sepolcro della Reale Basilica di San Giovanni di Dio.

La cerimonia è stata patrocinata dal Priorato Magistrale dell'Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme, i templari recentemente ricostituitisi.

Uno di questi "templari", Juan José Hernandéz, membro anche di un altro Ordine, quello di Yuste (l'abbazia dove si ritirò Carlo V dopo aver lasciato il potere), e rettore della basilica granadina di San Giovanni di Dio, è stato il creatore di questo ordine cavalleresco, dacché in Andalusia non ce n'erano.

L'Ordine non si pone, come altri, fini di beneficenza e di volontariato, bensì di salvaguardare i resti del Santo oltre che contribuire all'attività culturale della basilica e alla salvaguardia del suo patrimonio artistico.

Per diventare Cavaliere del Santo Sepolcro bisogna avere un titolo di studio di livello universitario e essere almeno colonnello dell'esercito. Al momento dell'investitura viene richiesta la recita del credo. Ogni cavaliere paga una quota mensile di diciotto euro, può fregiarsi del titolo di "illustrissimo signore" e può aggiungere alla sua firma quella del Santo.

L'uniforme, da indossare esclusivamente all'interno della chiesa, è composta da un mantello bianco talare lungo fino ai piedi con uno scudo ricamato sulla spalla. Uno scudo identico (d'argento dorato con disegnati a sbalzo sepolcro e santo) viene donato ad ogni nuovo cavaliere.

Uno dei cavalieri è nominato custode delle chiavi del sepolcro e, in caso di gravi avvenimenti, è incaricato di trasportare la reliquia di San Giovanni di Dio in un posto segreto di massima sicurezza. Il suo nome è conosciuto solo dal Gran Maestro, il quale gli consegna una pergamena timbrata e firmata di proprio pugno.

San Giovanni di Dio, nato l'8 marzo del 1495 in Portogallo, visse in Spagna fin dall'infanzia. Faceva il libraio a Granata quando, ascoltando un sermone di San Giovanni d'Avila, ebbe un tale scompiglio mentale da dover essere ricoverato. Dedicò la sua vita a curare gli infermi e morì per una polmonite contratta nell'atto di salvare un giovane caduto in uno dei tre fiumi della città, l'8 marzo del 1550.

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