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editoriale
W l'Italia
di Gabriele V. R. Martinelli

Chi era già nato nel 1961, anche se allora bambino come chi scrive, ricorda una fioritura di bandiere tricolori alle finestre come in Italia si è visto solo molti anni dopo, in occasione della seconda Guerra del Golfo, ma le bandiere in quel caso erano arcobaleno. Per questo centocinquantesimo anniversario ogni lettore può guardare le finestre dei vicini e fare un confronto, i più anziani con il marzo del '61, i giovani con il marzo 2003. Questo editoriale potrebbe finire tranquillamente qui, lasciando il lettore alle proprie considerazioni.

Molti di quei politici, storici, intellettuali che da un paio di mesi in qua si sono affannati ad inneggiare alla ricorrenza sono gli stessi che negli anni Settanta guardavano con sospetto, quando non accusavano addirittura di neofascismo coloro che usavano parole come Patria, Nazione, Paese, Italia.

Nella diretta televisiva per i festeggiamenti, sono stati ricordati i film di argomento risorgimentale, meno "Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato", di Florestano Vancini, del 1972. Con quel film, allora osannato da molti di coloro che adesso si riscoprono unitaristi, fu demolita la figura di Nino Bixio, uomo certamente duro e scostante, ma senza il quale a Calatafimi l'avventura garibaldina avrebbe fatto la fine di quella dei fratelli Bandiera in Calabria. Le battaglie, checché se ne pensi, non si vincono con la forza persuasiva delle parole.

Nel film Bixio appariva come un antesignano del maggiore Reder a Marzabotto e del tenente William Calley a My Lai. Tra tutti i paesi siciliani, la rivolta contro i notabili si ebbe purtroppo solo in quello che era allora feudo della famiglia Nelson. Proviamo ad immaginare come l'avrebbe presa la marina inglese, presente con discrezione sia a Marsala che a Palermo, se Bixio non fosse intervenuto.

Bixio prendeva ordini da Garibaldi. Nel 1972 ancora valeva la vecchia battuta del comico Ferravilla "Ha parlato male di Garibaldi" e quindi la colpa fu addossata solo al luogotenente dell'Eroe. Oggi non ci sarebbero certi scrupoli. Uno scrittore di storia ha ritirato fuori da poco la vecchia diceria clericale che Anita fosse stata strangolata, incinta, perché intralciava la fuga. Si sa benissimo che i due ragazzi incaricati di seppellirla, per la gran fretta, non furono tanto attenti al detto parce sepulto, causando danni irreparabili alla salma.

Un tempo nei programmi scolastici il Risorgimento faceva la parte del leone. Poi venne di moda una interpretazione del tutto dilettantesca delle teorie del grande Braudel, per cui i bambini furono invitati ad intervistare i nonni su cosa mangiassero e su come si vestissero da giovani. Ancora due anni fa, in omaggio all'internazionalità dell'utenza, si voleva togliere il nome di Carlo Pisacane ad una scuola romana per dedicarla ad un pedagogista giapponese.

Meglio fermarsi qui. Sotto la pelle del patriota che tanti osteggiano in questi giorni, sappiamo bene quali credenze si nascondono.

articolo pubblicato il: 17/03/2011

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