La campagna elettorale è iniziata con tutti i suoi rituali già noti. Niente di nuovo quindi sullo scenario che occuperà gran parte del tempo che ci separa dall'aprile 2006. Molti si interrogano sui programmi che le due coalizioni, o gruppi o partiti, forse rinati o mai morti, scodelleranno sulle mense degli elettori. Alcuni analisti consigliano l'indicazione di un programma concreto, magari riassunto in pochi punti ma chiari, precisi, che indichino chiaramente le posizioni. Forse è ingenuo questo modo di ragionare, perché l'obiezione opporrebbe il concetto di necessità nel gioco delle alchimie politiche, di cui i parlamentari sono abilissimi, ma che si potrebbe tradurre in un semplice "io faccio un favore a te, tu ne fai uno a me". La vita quotidiana ha da sempre fatto ricorso a poche ma chiare leggi della sopravvivenza e tutti capiscono cosa si celi dietro al politichese che tutto dice per non dire nulla. Mai chiedere l'ora ad un parlamentare, si correrebbe il rischio di perdere il treno.
Prendiamo ad esempio il settore scuola. Nei comitati dei saggi di turno, non compaiono mai degli insegnanti, o tutt'al più sono insegnanti che per motivi vari, validi tutti certamente, non hanno messo piede nella scuola se non quando l'hanno frequentata come studenti. Degli altri componenti è meglio tacere. E sulla scuola si abbattono da trent'anni a questa parte le innovazioni più fantasiose o più cervellotiche. Il Ministero della Pubblica Istruzione, anche se non si chiama più così, sforna un numero di circolari, decreti, leggi che non ha pari. Eppure i tempi della scuola sono tempi diversi, perché i tempi degli utenti della scuola sono diversi. Nulla è meccanico nella scuola e nulla può essere chiuso in argini rigidi. L'eccezione è norma. E allora servirebbe porre solo una domanda. Che cosa la società italiana vuole dalla scuola pubblica, statale, laica? Quali prospettive si aprono per la scuola statale in relazione alla riforma costituzionale appena votata? Quali obiettivi gli studenti devono perseguire? Quale traguardo devono far raggiungere gli insegnanti? Quale ruolo hanno gli insegnanti?
Quando è stata introdotta l'autonomia tutti i docenti si sono sentiti liberi, felici di poter vivere fino in fondo la libertà d'insegnamento. Ma i fondi arrivano solo per progetti e la scuola è diventata un supermercato dove acquistare pacchetti formativi e ancora una volta l'adolescenza è diventata, attraverso la scuola, un'altra fonte di guadagno per consulenti, per teatranti, per musicisti, per ideatori di progetti. In questo circo gli insegnanti o si sono adattati o si sono chiusi in un angolo buio in preda a crisi di identità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Rabbia, impotenza, insoddisfazione e proclami. Sorvoliamo sulle tre "I" e voliamo basso. Quali sono i saperi minimi ed essenziali? Su quali parametri vengono scelti i test che l'INVALSI somministra obbligatoriamente agli studenti delle scuole elementari e medie, volontariamente nelle scuole superiori? Un serio programma sulla scuola deve prevedere dei sacrifici e non reclutare insegnanti a colpi di sanatorie,
di interventi ope legis, di miopia e di clientelismo o di accordi, neanche tanto segreti, con le gerarchie.
Ridare dignità al ruolo dell'insegnante non per legge, quella si conquista sul campo, ma con scelte anche impopolari come da più parti invocate per l'università. Se serve selezionare personale, che si faccia, se lo stato vuole verificare le competenze dei suoi insegnanti che lo faccia. Tanti, stufi di sentirsi improduttivi rami secchi, non si opporrebbero a verifiche. Il buon Berlinguer è stato colpito e affondato. Ma tanti, seppure tacitamente, tra gli insegnanti non sono abituati a urlare, vivono in quella zona di lentezza di silenzio di sogno in perenne contatto con filosofi e poeti, con scienziati e artisti, che proprio partendo dal loro tutto personale sogno fantastico hanno saputo vivere nel tempo.