Non si sa quale sarà da qui a un mese, forse da qui a pochi giorni, la sorte dell'ex Presidente del Perù Alberto Fujimori. Le autorità peruviane lo richiedono insistentemente, ma quelle cilene, Paese in cui Fujimori è stato fermato in arrivo da Tokio, nicchiano alquanto, nel timore di inimicarsi il Giappone che non vede affatto di buon occhio processi, con relative scontate condanne, a carico del politico di origine giapponese.
Sul capo dell'ex Presidente pende una serie di accuse, una delle quali particolarmente infamante, quella di aver favorito l'importazione e fatto immettere nel mercato a costi altissimi un medicinale che in Svizzera è quasi regalato. Poi ci sono l'aver facilitato corruzione, concussione e peculato, nonché l'aver promosso un colpo di Stato. Quisquilie, pinzillacchere, direbbe Totò.
La fortuna del politico nippo-peruviano, sembrerà assurdo, ebbe inizio grazie alla moglie dello scrittore Mario Vargas Llosa. Quando Vargas Llosa si candidò alla Presidenza del Perù, Fujimori era il classico Signor Nessuno, destinato a fare da sponda allo scontato trionfo elettorale dello scrittore, il quale si presentava con un programma elettorale stilato dalle menti più brillanti del Paese e con tutto l'appeal di essere uno degli scrittori di lingua spagnola più letti nel mondo.
Senza ripetere la vecchia battuta che chi entra Papa in Conclave ne esce Cardinale, avvenne che Vargas Llosa, a pochi giorni dalle elezioni, promise una politica di grandi sacrifici per rimettere in sesto le finanze del Perù e la cosa non piacque affatto ad elettori in larga parte costretti, giorni dopo giorno, a studiare il modo di coordinare il pranzo con la cena.
Ma Vargas Llosa aveva anche un grande handicap, che era costituito dalla moglie. La signora in questione non solo si sentiva già Presidentessa, cosa peraltro ammissibile, data l'orgogliosa sicurezza nella vittoria del marito, ma assumeva pose del tutto fuori luogo, come se fosse l'argentina Evita rediviva, peraltro recitando malissimo la parte. Ma di Evita ce n'è stata una sola, irripetibile. "Si Evita viviera, Isabelita sería copiera" (cameriera di night), urlavano i giovani argentini agli inizi degli anni Settanta; si vide poi come andò a finire l'avventura di Maria Estela MartÃnez Cartas de Perón, detta Isabelita. In un mondo, come quello attuale, in cui l'immagine conta molto, soprattutto per chi non è abituato a leggere libri e giornali, l'atteggiamento tra l'altezzoso ed il benevolmente materno della signora Vargas Llosa contribuì in larga misura alla sconfitta elettorale del marito.
Fujimori conquistò subito la simpatia del popolo, che in seguito gli perdonò anche il fatto di aver chiesto ed ottenuto l'aiuto dei militari al progetto di modifica della Costituzione da lui confezionato per restare più a lungo al potere. Il popolo dei disperati lo amava ed aveva la percezione che con il piccolo uomo giallo il futuro sarebbe stato più roseo per tutti.
Oggi il Perù sta vivendo, senza di lui, un periodo di crescita economica come non ne aveva mai visti prima. I dati parlano di un aumento delle esportazioni rispetto allo scorso anno del 30%, con un saldo positivo di 2,7 miliardi di dollari. La moneta si è rivalutata del 5,5% sul dollaro, attirando numerosi investimenti dall'estero. Il tasso di disoccupazione è del 9,1% (7,9% a Lima), il più basso degli ultimi cinque anni.
Comunicazioni ufficiali dell'Istituto Nazionale di Statistica del Perù affermano che il dato relativo alla diminuzione della disoccupazione andrebbe interpretato non come una diminuzione effettiva della massa dei disoccupati, ma come conseguenza dei migliorati standard di vita degli occupati. Si tratterebbe, dunque, di un effetto di "finzione statistica". Ettore Petrolini, se potesse leggere il documento, attualizzerebbe la sua gag sulla statistica e i mangiatori di pollo.
Altre statistiche, sempre ufficiali, rilevano che la povertà colpisce il 52% della popolazione, l'estrema povertà il 21%; sulle Ande e nelle zone amazzoniche il PIL percepito è fermo al 1974. Il 60% della popolazione lavora in nero, la spesa sociale è bassissima e ad ampi settori della popolazione è di fatto preclusa ogni speranza di miglioramento.
È a questa gente che le disavventure di Alberto Fujimori appaiono un'ingiusta persecuzione. Egli è restato nel cuore di milioni di cittadini convinti, quasi sicuramente a torto, che con lui le cose andassero meglio.
Come a Roma, nei duri anni del Dopoguerra, c'era chi scriveva sui muri "Aridatece er Testone", così, a dispetto dell'ottimismo degli economisti, a Lima c'è chi rimpiange la breve era Fujimori.