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se il seme non muore
di Teddy Martinazzi

La Democrazia Cristiana, quella autentica, non è defunta dodici anni fa, accompagnata dalla faccia perfettamente adatta alla circostanza del suo ultimo segretario. Come nella parabola del seminatore (i democristiani citavano spesso passi evangelici) i suoi semi si sono sparsi un po' dovunque e tutto fa pensare che siano caduti sulla buona terra.

L'elezione di Franco Marini alla presidenza del Senato ha dimostrato che gli alunni hanno seguito attentamente le lezioni dei maestri e che, da bravi scolari, ne hanno fatto tesoro. Per un paio di giorni senatori appartenenti a partiti diversi hanno parlato, discusso, tramato come ai bei vecchi tempi, quando i corridoi di alcuni conventi erano calpestati dai passi felpati dei partecipanti a semisegrete riunioni.

Nel 1962, pur avendo la DC un suo candidato ufficiale alla presidenza della Repubblica (Antonio Segni), apparvero fin dalle primissime sedute voti per Amintore Fanfani, dapprima un pugno di schede, poi un numero sempre più consistente per quella che sembrava un'autentica alternativa interna alla DC. Fu allora che entrò in scena Andreotti, con un capolavoro di strategia dorotea. Ad ogni votazione faceva convergere un numero sempre maggiore di voti su Fanfani, così da creare una sensazione di crescita inarrestabile dei favorevoli al politico aretino. Quando Fanfani decise che era giunto il momento di gettare nell'urna tutti i suoi voti, Andreotti, sicuramente in possesso dell'informazione giusta sui tempi, ritirò di colpo i suoi. Così apparve inequivocabile che la candidatura Fanfani fosse in declino e che il senatore non potesse più sperare in un cambio di cavallo da parte della segreteria del partito e di quelle dei partiti alleati.

All'indomani della sofferta elezione di Franco Marini, Mastella ha pubblicamente dichiarato che c'erano malpancisti che si aggiravano per i corridoi e che solo grazie al suo lungo apprendistato democristiano certi malumori non hanno portato ad una presidenza Andreotti. A nulla sono dunque valsi i tentativi di modificare il corso degli eventi da parte di chi non ha dimenticato che fu Marini ad impedire l'elezione di Mancino o della Iervolino alla presidenza della Repubblica, sette anni fa, nonostante il benestare di tutti gli alleati.

Scriveva anni fa Maurizio Ferrara che i democristiani si erano disseminati in tutti i partiti ed erano tutti pronti a chiederti il voto. Mai dimentichi, si potrebbe aggiungere, della grande scuola frequentata in gioventù.

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