Più d'ottanta anni fa una nuova legge elettorale.
Voluta dal fascismo ridusse la Camera dei deputati
ad un indecente simulacro d'assemblea rappresentativa
della volontà popolare. Era il 1923, cinque anni dopo una nuova riforma demandava agli organi del fascismo la compilazione di un listone con i nomi già scritti e preordinati dei candidati. Successivamente la Camera, per quel che ormai valeva, fu sbrigativamente soppressa. Tutto questo per dire che soltanto un regime dittatoriale può modificare facilmente le regole a proprio favore. Che cosa è accaduto invece due mesi fa? Le nuove norme elettorali, certamente non antidemocratiche, ma confuse (vedi il Senato) e pericolose hanno sostituito il pur non perfetto sistema maggioritario. Chi ha saputo utilizzarle al meglio se non i partiti più consolidati e preparati alla bisogna? Gli eredi del PCI e della vecchia DC, naturalmente.
Ai partiti d'origine comunista e statalista non è parso vero di poter presentare i vari "listoni" con candidati più che graditi ai vertici in ordine di sicurezza e d'affidabilità non lasciando agli elettori alcun margine di selezione. Con buona pace del ricambio anche generazionale della classe dirigente. Una vera "pacchia" per alcuni personaggi che hanno avuto il solo disturbo di attendere a casa in tutta tranquillità i risultati elettorali. Probabilmente pochi si sono dati da fare, basta vedere quel che è successo nelle recentissime e successive elezioni amministrative quando gli elettori sono stati inondati a domicilio di posta propagandistica anche dall'ultimo candidato di qualsiasi lista, addirittura per i municipi circoscrizionali. Per le Politiche invece era arrivato in molte case degli italiani soltanto un plico di Berlusconi: pochi lo avranno letto e buttato subito nel cestino. .
A proposito del Cavaliere: chi sono i veri autori della sua legge elettorale che ha scompigliato tutte le carte e che non gli ha portato molto bene? Chi sono gli epigoni di Acerbo e Rocco, autori delle leggi che dettero la Camera dei deputati in mano ai
fascisti? Purtroppo quei due sapevano il loro mestiere, senza offesa per nessuno. Chi ha voluto e strutturato la nuova legge elettorale non poteva mai pensare che la "paccottiglia" avrebbe premiato gli avversari storici (comunisti ed ex di diversa estrazione). Eppure così è accaduto e siamo convinti che tra le tante riforme introdotte nell'era berlusconiana, quella elettorale sarà una delle poche, o pochissime, che sarà mantenuta insieme con le portentose norme per il voto agli italiani all'estero ai quali non importa nulla delle tasse in Italia perché le pagano solo nel loro Paese.
A proposito di tasse e succedanei tutti sappiamo che per uscire in qualche modo dalle ristrettezze e dalla precarietà il Paese deve trovare una via di uscita e l'unica percorribile sembra quella di inasprire il prelievo fiscale o di "rimodularlo" come dicono nella maggioranza di governo: in questo campo i vincitori sembrano un po' timorosi e incerti, come in altri settori del loro programma. Ci permettiamo di dare un suggerimento: si diano da fare e non temano di osare troppo, tanto le future elezioni politiche sono lontane. E con la risicata maggioranza al Senato come la mettiamo? Qualche problema esiste, è vero, ma solo per il voto palese, mentre non sarà impossibile trovare qualche franco tiratore di turno nelle votazioni segrete, vista l'incorreggibile tendenza nostrana di correre in aiuto dei vincitori, come si è constatato nella scorsa tornata amministrativa. Ma la gente comune come accoglierà questa nuova "stretta" fiscale? "Scenderà in piazza"
come ha evocato l'ex presidente del Consiglio? Ma quando mai. Stia tranquillo il suo successore: qualche sparuta e spaurita pattuglia di cittadini potrà pure farlo, ma la stragrande maggioranza a denti stretti si adeguerà. Di sicuro gli evasori, grandi e piccoli, abituati a non perdere mai, si sono già messi a studiare per trovare il modo personale per sconfiggere i "modulatori" di turno. Così vanno le cose.