"Niente accade, nessuno arriva, nessuno va, è terribile". Questa celebre frase è pronunciata da uno dei personaggi di "Aspettando Godot" di Samuel Beckett. Più di qualsiasi discorso, rappresenta il messaggio sconsolato con cui il drammaturgo irlandese sintetizza la disperazione della condizione umana.
Le avanguardie, attive nei primi decenni del XX secolo, avevano contribuito a rinnovare profondamente il teatro.
Ibsen, morto nel 1906, lo stesso anno in cui era nato Beckett, si era imposto nel panorama internazionale con "Casa di bambola" e tracce della sua lezione influenzarono fortemente gli americani Tennesee Williams e Arhur Miller.
In Germania si era imposto il modello espressionistico che aveva destabilizzato la linearità della psicologia dei personaggi del teatro realistico ottocentesco a favore dell'indagine profonda ed introspettiva della psiche umana.
La verità soggettiva si imponeva su quella oggettiva, i fatti reali lasciavano spazio agli incubi individuali. E l'espressionismo contribuì alla nascita di movimenti come il Dadaismo e il Surrealismo.
In Italia nacque il Futurismo e il Parolaliberismo e Luigi Pirandello mise in scena "Sei personaggi in cerca d'autore" e la successiva rappresentazione a Parigi, nel 1923, provocò accese polemiche e fece discutere a lungo.
In Francia si imposero i drammi poetici di Jean Anuoilh e in Spagna quelli di Federico Garçia Lorca.
Le vicende della Grande Guerra prima e della Seconda Guerra Mondiale poi resero il terreno pronto a che definitivamente quelle idee, che solo pochi anni prima facevano scandalo, fossero acquisite dalla letteratura e circolassero tra il pubblico che frequentava i teatri. Ma Beckett, consapevole della portata del suo messaggio, era ancora titubante e solo dopo aver assistito alla "Suonata degli Spettri", del preespressionista Strindberg, diretta da Roger Blin decise che era giunto il momento per il suo Godot.. Quando andò in scena a Londra nel 1956 diretto proprio da Blin fu una vera e propria deflagrazione, il pubblico si spaccò. E Parigi accadde lo stesso. Fra gli ammiratori entusiasti, Jean Anouilh, critico teatrale, elogiò la profondità dell'opera nell'articolo scritto in occasione dell'evento.
Beckett riduce l'architettura del testo in giochi formali, parallelismi, ripetizioni, variazioni intorno agli stessi gesti. Espelle dalla scena il tema e i significati vanno colti nelle forme più che negli argomenti. Si ha l'impressione di trovarsi di fronte alla musica strumentale, alla pittura astratta e l'insieme, seppure solo apparentemente, è estraneo al contesto storico o politico. Tutto ruota intorno alla condizione umana nella sua nudità.
Il Nobel assegnatogli nel 1969 consacrò Beckett tra i grandi della letteratura mondiale.
Beckett confidò a Blin di avere ancora qualcosa da dire in teatro, ma sempre nella stessa direzione.
"Finale di partita" (1957), "Giorni felici" (1963) e "Piacere" (1966) ricalcano la strada del Godot.
Samuel Beckett è morto nel 1989.L'impatto della produzione è ancora forte e sta all'abilità dei registi cimentarsi con testi sempre difficili da rappresentare; il pubblico, infatti, non può che stare attento costretto com'è a confrontarsi con la dimensione dell'assurdo e dell'inautentico. I due vagabondi in bombetta, grotteschi e tragici, amari e crudeli, aspettano un certo Godot che non arriva mai. Tra le tante spiegazioni, è la rappresentazione della esistenza umana come attesa perennemente delusa e rinnovata, come definitivo risolversi nel nulla in un umorismo dalle tragiche risonanze, senza alcuna concessione a ciò che di ludico e di vitalistico c'era nelle avanguardie.
Il dissolvimento nel nulla non è né esaminato né narrato nel suo farsi, giorno dopo giorno, attraverso motivazioni storiche contingenti; è un dato acquisito, dato come punto di arrivo o meglio di partenza, come immodificabile condizione dell'uomo, la cui esistenza è "deiezione dell'esserci", efficace definizione presa da Heidegger. E l'esserci è il nulla, immobile e inalterabile nulla.
La motivazione del Nobel in un passaggio recita "messa a nudo del dissolvimento dell'uomo di oggi". Forse non ci poteva essere definizione più azzeccata.