L'Expo universale di Milano, già visitato da milioni di persone, è un evento dalle dimensioni
globali, così come lo sono le migrazioni.
Nel 2014, ad esempio, i viaggiatori entrati dall'estero in Italia sono stati 78 milioni e 164mila,
dei quali 38 milioni e 783mila hanno effettuato almeno un pernottamento. In 8 casi su 10 lo hanno fatto
per motivi personali (tra i quali al primo posto vi sono le vacanze, ma anche lo studio, i motivi religiosi
e la visita a parenti e amici) e nel 18% dei casi per motivi di lavoro e di affari che, al netto dei lavoratori
stagionali e frontalieri, hanno portato in Italia oltre 10 milioni di persone. Quanti vengono per lavoro
hanno effettuato una spesa di 7,4 miliardi di euro, che si aggiunge ai circa 25 miliardi di euro spesi dagli
altri viaggiatori. La mobilità delle persone, spesso schiacciata sui soliti cliché, presenta anche questi
aspetti, molto positivi per la bilancia italiana dei pagamenti.
È questo il primo tema che il Centro Studi e Ricerche IDOS, con il suo presidente Ugo
Melchionda, mette in evidenza in occasione del convegno "Lavoratori migranti e agricoltura sociale"
organizzato all'interno dell'Expo, il 23 settembre, dall'Istituto Italiano Fernando Santi, con il patrocinio
del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Regione Lombardia.
IDOS, che cura ‒ da quest'anno insieme alla rivista "Confronti" ‒ il Dossier Statistico
Immigrazione, aggiornando sistematicamente i dati sul fenomeno migratorio, sottolinea anche che nel
2014, secondo i dati Istat, l'incidenza dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati ha superato il 10%.
Se poi si tiene conto anche degli italiani nati all'estero e poi rimpatriati (stabilitisi soprattutto, ma non
solo, del Meridione) l'incidenza sale al 17%.
All'internazionalizzazione dell'Italia, infatti, contribuiscono non solo gli immigrati, venuti
pressoché da tutti i paesi del mondo, ma anche gli italiani emigrati all'estero e i loro figli e discendenti
(in parte rimpatriati): al pari degli stranieri in Italia, sono 5 milioni anche i connazionali all'estero, se a
quelli iscritti nell'apposita anagrafe del Ministero dell'Interno si aggiungono anche quelli registrati, al
momento, solo presso i Consolati. Nel complesso, il nostro Paese incide in misura notevole sugli oltre
232 milioni di migranti nel mondo.
Il contributo degli immigrati stranieri all'agricoltura italiana è un tema che il Dossier Statistico
Immigrazione tratta annualmente, aggiornando i dati ed esaminando i problemi che si presentano. Così
come è avvenuto nella storia della nostra emigrazione, che ha visto gli italiani inserirsi come lavoratori
agricoli dalla vicina Tunisia fino all'Argentina o al Brasile, anche i cittadini stranieri sono numerosi nel
nostro settore agricolo, non solo come giornalieri o stagionali, ma anche come dipendenti fissi, in
particolare nell'allevamento del bestiame, comparto in cui gli indiani (quasi 6mila quelli registrati, ma
di fatto più numerosi) rappresentano la collettività più consistente.
L'agricoltura italiana sta mantenendo il suo livello di eccellenza in Europa e nel mondo grazie
anche all'apporto degli immigrati, destinato ad aumentare. L'internazionalizzazione dell'occupazione e
la crescita nazionale possono andare di pari passo, a condizione di favorire un fruttuoso inserimento e di
intervenire con forza sulle diffuse forme di sfruttamento a danno dei lavoratori del settore (immigrati e
non).
I dati aggiornati sul fenomeno migratorio, attualmente in fase di raccolta e di elaborazione,
confluiranno nella nuova edizione del Dossier Statistico Immigrazione, curata dal Centro Studi e
Ricerche IDOS insieme alla rivista interreligiosa "Confronti, con il patrocinio dell'Ufficio Nazionale
Antidiscriminazioni Razziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il supporto del Fondo
Otto per Mille della Chiesa Valdese.
La presentazione del nuovo Dossier è fissata per il 29 ottobre, in contemporanea a Roma e in
tutte le Regioni e le Province Autonome.
articolo pubblicato il: 22/09/2015