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editoriale
nubi minacciose sul governo Prodi
di Ada

Milioni d'italiani, d'ogni parte politica, si chiedono in questo inizio di novembre se il governo Prodi, nato appena cinque mesi fa, riuscirà a superare le grandi difficoltà che si è trovato di fronte all'improvviso quando ha dovuto presentarsi al Paese con i suoi primi provvedimenti. Non è semplice dare una risposta al pesante interrogativo per una serie di motivi e di situazioni. Vediamo qualche punto facendo presente che la situazione si presenta ogni giorno in evoluzione.

I risultati elettorali: le forze dei centrosinistra hanno prevalso sulla Casa della libertà per una manciata di voti (si potrebbe dire che i venticinquemila suffragi in più rappresentano un elettorato pari a quello di un piccolo comune ). Ciò ha comportato una sostanziosa maggioranza alla Camera dei Deputati, ma per gli "scherzi" della nuova e sciagurata legge elettorale, soltanto uno o due rappresentanti in più al Senato. Da qui una delle maggiori difficoltà per il Governo costretto spesso a chiedere la fiducia per appello nominale.

I primi provvedimenti: il decreto Bersani sulle liberalizzazioni ha scatenato l'immediata rivolta di tassisti e professionisti senza grandi risultati, salvo l'apertura di piccoli spazi nei supermercati per la vendita di farmaci da banco. C'è da affermare che tali spazi sono stati aperti solo negli esercizi delle cooperative "rosse". Quanto ai tassisti, se ne occuperanno i Comuni: tanto dire che tutto rimarrà come prima o quasi.

La legge finanziaria: non è stata ancora approvata, ma solo al suo apparire e peggio in seguito ha scontentato tutti, soprattutto alcune importanti categorie. Il rifiuto della manovra riguarda la stragrande maggioranza degli imprenditori, dei commercianti e degli artigiani, neppure invitati ad un confronto e dopo tutto gli stessi cittadini meno abbienti che si dovranno contentare di pochi spiccioli. Tasse in più per quasi tutti e senza contare poi l'aumento prevedibile delle tasse comunali o regionali o delle tariffe per i servizi. I "poveri cristi", intendiamo i lavoratori dipendenti e ancora di più i pensionati, attendono con ansia la busta paga o il cedolino del gennaio prossimo per vedere che fine farà il loro "reddito". Si capisce perfettamente allora perché un noto esperto di sondaggi, non certo conosciuto per la sua antipatia per la sinistra, ha detto che mai era successo che il gradimento per un presidente del Consiglio fosse sceso così rapidamente in soli due mesi. Ma non si tratta solo del presidente del Consiglio a quanto pare.

Il Governo di centrosinistra: l'Unione – dicono nella CdL – è nelle mani degli estremisti di sinistra: comunisti e rifondazione. E' un fatto però che Prodi e compagnia hanno vinto le elezioni ( con il ridottissimo margine di cui sopra) solo alleandosi con queste formazioni alle quali in ogni modo bisogna pure concedere qualcosa. Era prevedibile e si capisce perché in Europa il nostro è il solo Paese dove sono al Governo esponenti che si richiamano ideologicamente al comunismo. Negli altri sono tutti all'opposizione.

Il futuro di Prodi: ancora una volta lo aiuterà l'attuale legge elettorale perché nessuno se la sente di affrontare nuove elezioni con quel sistema che fa acqua da tutte le parti. Basterebbe uno spostamento di poche migliaia di voti per ribaltare tutto e forse questa volta non sarebbero migliaia, ma molti di più.

Nuove elezioni? Forse – anche se il segretario dei DS le minaccia soprattutto, riteniamo nei confronti de suoi . Fra i mille e più rappresentanti del popolo eletti o meglio "nominati" dai partiti, con buona pace della volontà popolare di scegliere i migliori o i meno peggio, chi rinuncerà a cuor leggero dopo pochi mesi alla poltrona così "faticosamente conquistata" e alle relative prebende, le quali Che non sono poi tanto "relative", anzi. Per ottenere la pensione di deputato o senatore bisogna aver completato almeno mezza legislatura e non tutti sono sicuri di essere "rieletti", anzi. E i cento e più tra ministri, viceministri, sottosegretari (molti non sono parlamentari) tornerebbero facilmente a casa, subito, con l'incertezza del futuro? Abbiamo molti dubbi e forse qualcuno farebbe le barricate.

Cosa potrebbe accadere ? – Se Prodi non riuscisse a mantenersi in sella, scenari possibili e meno campati per aria non mancano. Governo di tecnici, istituzionali o delle "larghe intese" sono ipotizzati un po' da tutti. Si fanno anche i nomi dei possibili presidenti: quello della Confindustria, Montezemolo (non proprio gradito naturalmente ai sindacati dei lavoratori), il ritorno ad affidarsi al governatore della Banca d'Italia di turno, oppure all'intramontabile ex banchiere ed ex presidente del Consiglio, Lamberto Dini il quale, tanto per capire come la pensa, ha dichiarato che si tornasse a votare subito, per lo schieramento di centrosinistra sarebbe un "disastro". E come lui la pensano in tanti, compreso lo stesso Prodi.

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