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politica estera
Ban Ki-Moon e la questione cipriota
di Alessandro Ceravolo

"Invito i leader delle comunità greca e turca di Cipro, rispettivamente i presidenti Tassos Papadopoulos e Mehmet Ali Talat, ad applicare l'intesa già compiuta lo scorso luglio tra i loro due paesi." Apparentemente una esortazione come tante altre, una richiesta compiuta nei confronti di due nazioni che, come spesso accade, non stanno rispettando fino in fondo dei patti stretti in precedenza. Sfortunatamente la situazione è un po' più complicata; e altrettanto sfortunatamente l'autore della dichiarazione appena riportata dovrebbe essere una tra le persone al mondo maggiormente a conoscenza della stabile instabilità che regna tra le "due Cipro".

L'appena eletto segretario generale delle Nazioni Unite, il sud coreano Ban Ki-Moon, alla sua prima uscita ufficiale lontano dal Palazzo di Vetro, in visita lo scorso 24 gennaio a Bruxelles ai vertici della Nato e delle istituzioni europee, non ha saputo resistere alla incontrollabile tentazione di presentarsi ai vertici comunitari con una clamorosa e inconcepibile gaffe; considerando il leader turco-cipriota come presidente di uno stato, il neo-segretario ha implicitamente ammesso di non conoscere minimamente la situazione, riconoscendo, per la prima volta in una dichiarazione ufficiale, quello che per tutte le organizzazioni sopranazionali è considerato uno stato fantasma.

Eppure la situazione sull'isola è ben nota: in seguito all'indipendenza dalla Gran Bretagna, sancita ufficialmente nel 1960, sono scoppiati violenti scontri tra le due comunità (gli episodi più gravi risalgono al biennio '63-'64), sfociati nell'invasione del 1974, da parte delle truppe di Ankara, dei territori a nord dell'isola e nell'auto-proclamazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord. Nel maggio 2004, Cipro è entrata a far parte dell'Unione Europea, anche se, in pratica, ciò si applica soltanto alla parte del sud dell'isola (abitata dalla comunità greca); il terzo settentrionale, invece, continua ad essere ufficialmente riconosciuto solo dalla Turchia.

Il personaggio politico che ha maggiormente tentato, negli ultimi anni, di sanare questa situazione è stato proprio l'ex segretario generale dell'Onu: il piano proposto da Kofi Annan, basato sui progressi che erano stati realizzati durante i numerosi colloqui in Svizzera, prevedeva la creazione di un'unica Repubblica di Cipro, retta da una assemblea legislativa composta da 24 turco-ciprioti e da 24 greco-ciprioti; il presidente di questo senato sarebbe stato greco, il vice-presidente turco. Il progetto è stato sottoposto a entrambe le comunità il 24 aprile 2004. Il lato greco ha rifiutato la proposta di Annan in modo schiacciante (75% i contrari) mentre il lato turco ha votato in favore (65% i favorevoli). La motivazione preponderante contro l'unificazione è stata quella di un possibile trasferimento di ricchezza e di risorse dal lato greco a quello turco, storicamente più povero. La Commissione Europea, dal canto suo, per supportare il progetto ed eliminare l'isolamento economico dell'isola, propose all'epoca un aiuto finanziario e la creazione di regimi commerciali preferenziali che in grado di facilitare le esportazioni dirette dal nord di Cipro verso l'UE.

Nonostante gli ennesimi accordi, presi nello scorso luglio, il governo di Nicosia ha ripreso solo durante il mese di gennaio le discussioni con la Commissione. La comunità greca ha infatti appena accettato di sbloccare i 259 milioni di euro di aiuti finanziari ma resta ancora forte la sua opposizione alle misure commerciali, che interpreta come un riconoscimento implicito della Repubblica turca di Cipro del Nord.

In un quadro così complesso la dichiarazione di Ban Ki-Moon poteva risultare letale; il suo esordio non è stato certamente dei migliori ma essersela cavata con qualche salace frecciata ed un generale invito ad una maggiore attenzione può essere considerato un importante segno di benevolenza da parte della comunità internazionale nei confronti di un prossimo protagonista (speriamo in senso positivo) della scena politica mondiale.

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