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il principe non impalma piu'
di Carla Santini

Nel mese di maggio si sono avuti due matrimoni reali, quello del Principe Frederik di Danimarca con la borghese Mary Elizabeth Donaldson, nata in Tasmania, e quello di Felipe, erede al trono di Spagna, con la giornalista televisiva Letizia Ortiz, anche lei borghese e per di piu' divorziata. Nello scorso settembre si erano avute a Roma le nozze di Emanuele Filiberto di Savoia (che ha scarse, se non nulle, possibilita' di divenire re, ma la speranza non puo' vietargliela nessuno) con l'attrice francese Clotilde Courau, in avanzato stato di gravidanza.

La monarchia (per chi crede in questo istituto) trova il suo fondamento nel fatto che il re, per quanto possa essere costituzionale e democratico, non e' un cittadino normale, ma il simbolo dello stato. Da cio' gli vengono tutti i suoi privilegi, primo fra tutti quello di non essere scelto mediante un'elezione.

Montanelli si dichiarava monarchico (ma forse la sua era solo una posa) perche' diceva che il capo di una nazione doveva essere educato in un certo modo e preparato fin dall'infanzia a ricoprire l'altissimo ruolo. Forse il grande giornalista si riferiva a tempi lontani, quando i re "impalmavano" le principesse e dai loro "generosi lombi" nascevano gli eredi al trono. Erano tempi in cui la stampa rosa non era ancora scandalistica, o comunque si fermava davanti a certe cose. Nessuno avrebbe scritto della contessa Litta, amante ufficiosa e non ufficiale di Umberto I, e Matilde Serao parlava della regina come della Virtuosa Donna (proprio con le maiuscole), mentre si sussurrava che avesse qualche "simpatia" per il padre di Luchino Visconti. Ma, sussurri a parte, di simboli si trattava e simboli comunque rimanevano.

Ma quando principi e re si comportano come i comuni mortali, con divertimenti piu' o meno leciti, il cittadino da principio si rallegra di cosi' tanta democratica umanita', poi si chiede perche', se si comportanto come tutti gli altri, con le proprie debolezze ostentate, meritino tanta pompa, tanto protocollo, tanta etichetta.

La quotidianita' e' nemica dell'eccezionalita' del simbolo rappresentato dalla monarchia e provoca solo invidia in chi non gode di certi privilegi. L'avventura matrimoniale di Carlo d'Inghilterra, con infedelta' conclamate dall'una e dall'altra parte, ha senz'altro contribuito alle fortune degli editori della stampa scandalistica di mezzo mondo, ma certo non al rispetto verso l'istituzione monarchica.

Se i principi si sposano con le "popolane", come si diceva un tempo, e sono immortalati sulle spiagge e sui campi di sci alla moda, a lungo andare non saranno considerati, come forse credono, "molto democratici", ma semplicemente molto lontani da quell'aura di regalita' che ci si aspetta da loro; con la conseguenza che saranno sempre di piu' i cittadini che si domanderanno perche' spettino loro cosi' tanti privilegi.

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