Con il Forum universale delle culture (che si tiene a Barcellona fino al 26 settembre) si apre davanti a noi una nuova occasione per porre in evidenza la relazione intrinseca che esiste tra la vita culturale ed il fenomeno religioso. Questa relazione - che ha meritato l'attenzione dottrinale, teologica e pastorale della Chiesa lungo i secoli - continua senza trovare altra espressione che quella che puo' offrire l'assemblea delle religioni riunita in occasione del Forum, sempre a Barcellona. Al di la' dei detrattori o dei sostenitori dell'evento, si impone una seria riflessione sia sulle divisioni che, dalla nostra prospettiva, presenta il concetto di "culturale" impiegato nel Forum, come sull'opportunita' di una istituzione capace di riunire "leaders" religiosi di tutto il mondo a partire da una difesa parita'. Se il piacere dell'incontro tra le genti basta a se stesso e la comunita' dei credenti si basa semplicemente sul superamento dei conflitti umani, il commercio culturale e il funerale di Dio sono serviti.
LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA
Ogni cultura, in qualsiasi delle proprie espressioni, conserva una radice inestricabile di carattere religioso. Questa e' una tesi ricorrente in diversi autori: nella nascita, sviluppo e tramonto delle culture esiste una qualita' della vita, tanto della persona come del gruppo umano, in relazione diretta con l'anima segreta costituita dalla religione. Qualita' della vita o civilta' che progredisce o decade quando si sviluppa o declina l'espressione religiosa che l'animava.
Mentre decadono le manifestazioni sia religiose che di civilta', la religione, al contrario, resta l'unico movimento verso l'assoluto, un dato permanente nella storia dell'uomo. In realta', se la cultura si riferisce ad alcuni valori e se questi esigono un valore che li valorizzi, un assoluto, allora si produce un amaniera di agire, di pensare, di essere piu' umano; in definitiva, una cultura piu' elevata. In questa linea, il fattore della spiritualita' - superando il suo senso indeterminato - e' radicato nel valore assoluto come base di tutti gli altri e si traduce in identita' antropologica, potenziazione di un'etica personale, familiare e sociale. E' l'espressione dell'uomo nel suo essere pluridimensionale, confermata dal patrimonio artistico o letterario di ispirazione religiosa e dalle piu' varie tematiche di carattere esplicitamente sacro.
una civilta' come sistema interculturale umano si pone domande sui significati basilari dell'esistenza. Su questa dimensione Paul Tillich afferma che "la religione, come preoccupazioe ultima, e' la sostanza che conferisce significato alla cultura e la cultura, come totalita' di dimensioni, esprime l'interesse fondamentale della religione". Una sostanza, inoltre, che in ogni tempo e in qualsiasi stadio sociale, e' la forza centrale capace di unificare la cultura. Per comprendere le strutture interiori di una societa', per assimilare le sue conquiste culturali bisogna conoscere bene le sue credenze, la sua religione, Ed allora vediamo come questa sia garante della tradizione e della protezione della legge morale, sia educatrice e maestra, chiave della storia.
Se ogni dialogo deve essere fedele alla struttura costitutiva del linguaggio umano, il punto di partenza non puo' essere altro che la situazione dell'uomo con i suoi interessi penultimi ed ultimi, valori e significati marcati del suo tendere all'assoluto. Cosi', la passione per l'uomo coincide con il divino presente in tutta la sua realta'. questa puo' essere l'autentica base sulla quale presentare il dialogo tra religioni e culture, comprese quelle caratterizzate dall'ateismo contemporaneo.
Ma c'e' qui un salto qualitativo: mentre le religioni animano le culture particolari, l'evento cristiano e' l'unico veramente universale capace di realizzarsi nella e in ogni cultura. Collacano l'uomo di tutte le cultura in cima a tutto, piu' in la' della frontiere e delle barriere culturali, il privilegio cristiano procede qualificato dal suo antropocentrismo e dalla sua universalita' come messaggio e promessa.
OTTICA SPIRITUALE DELLA CULTURA
Il Concilio Vaticano II, nella sua dichiarazione sulla liberta' religiosa, va ancora piu' avanti: "Tutti gli uomini, in relazione alla loro dignita', essendo persone (.) sono spinti, dalla loro stessa natura, a cercare la verita' e, inoltre, hanno l'obbligo morale di farlo, soprattutto la verita' religiosa". La verita' va cercata attraverso il mutuo aiuto del dialogo, mediante il quale alcune espongono ad altri la verita' che hanno trovato o pensano di aver trovato, e una volta conosciuta la verita' "bisogna aderire ad essa fermamente con l'assenso personale" (dignitatis humanae nn. 2 e 3). Una verita' che si e' manifestata e che la costituzione dommatica sulla Chiesa presenta in modo che "tutti gli uomini sono invitati al popolo di Dio" poiche' Colui che creo' un'unica natura umana invio' suo Figlio "come Capo del popolo nuovo e universale dei figli di Dio". Un popolo che non toglie nulla a nessun popolo ma che "favorisce ed assume le qualita', le ricchezze e i costumi dei popoli nella misura in cui sono buoni e assumendoli li purifica, li sviluppa e li innalza (Lumen gentium n. 13).
Da questa prospettiva conciliare possiamo dedurre i tratti distintivi della Chiesa cattolica: riunisce efficacemente l'umanita' intera con tutti i suoi valori, da ogni nazione prende i suoi cittadini, la forza della sua unita' risiede nella mutua condivisione e la ricerca di pienezza, in modo non solo da riunire persone, ma integra in se stessa una diversita'. In tal modo, come popolo uno ed unico, la Chiesa appare come una comunita' d'amore che prefigura e promuove la pace universale. la presenza di questa comunita' come unico gregge di Dio, segno innalzato tra le nazioni che comunica il vangelo della pace a tutto il genere umano, crea cultura e concilia la societa' fraterna tra gli uomini.
Al disegno universale di Dio corrisponde il carattere di universalita' che distingue il suo popolo. Per questo la dottrina conciliare non dimentica che la ricerca di Dio, sia nel segreto della mente umana come a traverso iniziative religiose, necessita di essere illuminata e liberata, fino ad essere talvolta riconosciuta come preparazione pedagogica o evangelica verso il vero Dio. Tutto ottiene una nuova comprensione partendo dal fatto che "Dio (.) decise di entrare nella storia degli uomini in un modo nuovo e definitivo, inviando suo Figlio" (Ad gentes divinitus n. 3).
CULTURA CRISTIANA?
La Chiesa stessa, dunque, crea una cultura della comunicazione universale, un fenomeno culturale che trova il suo punto di partenza nella verita' antropologica dell'uomo, essere religioso, creato ad immagine delle Tre Persone divine, vale a dire dell'amore reciproco.E' questa una delle suggestive impostazioni di M.I. Rupnik nei suoi recenti studi sul tema: "La cultura nasce come frutto dell'alienamento dell'io, vale a dire del riconoscimento dell'altro; il suo valore fondante e' costituito da questa apertura d'amore che, incessantemente, cerca l'altro per comunicare con lui". In questa cultura del riconoscimento e della comunicazione, attraverso il dinamismo dell'amore, bisogna constatare un movimento simile a cio' che succede all'interno delle religioni in relazione al mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio ed alla missione della Chiesa.
una cultura gode di buona salute quando si sostiene grazie alla comunione, alla relazione viva ed alla comunicazione tra le persone attraverso valori e significati. Ma puo' anche degenerare, formando al suo interno un tessuto culturale sclerotico. Allora, paralizzato l'impulso d'amore, ogni gruppo culturale con la propria elaborazione si converte in uno spazio autoreferenziale ed in un motivo di separazione. Nonostante si voglia presentare come vero valore culturale il riconoscimento dell'altro, le persone non sono in realta' culturalmente vive, perche' sono incapaci di rinunciare alla propria mentalita' a e tutto quello che non e' utile per la comunicazione, il riconoscimento e la comunione.
Il merito del professor Rupnik si basa sull'aver recuperato l'apporto piu' genuino di quella che e' chiamata "cultura cristiana". La sua caratteristica fondamentale passa attraverso il "martirio culturale", capace di mantenere due dimensioni inseparabili. Da un lato "il riconoscimento di altre culture e la capacita' di credere nella resurrezione di cio' che muore". Lungi dalla tentazione fondamentalista o dalla soddisfazione secolarizzatrice "l'amore e' l'unico che convince l'intelletto e la volonta' dell'uomo del fatto che tutto cio' a cui si rinuncia per amore non muore, ma si salva". Da un altro lato, la stessa verita' di Dio trinita', che e' la libera adesione e il riconoscimento dell'altro, comporta per la persona ed il battezzato l'immagine fondante della cultura della pasqua alla quale appartiene. In essa "le differenti realta' possono consistere senza contrapporsi, possono dialogare senza combattersi, possono creare sinergicamente senza distruggersi mutualmente". E' questa una realta' spirituale, ma a volte molto visibile che un Forum universale delle culture non dovrebbe dimenticare, come opportunita' per riflettere su questa evidente ricchezza e chiaro cimento.