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storia
Lenin, il ritorno
di Carla Santini

Mancavano pochi giorni al suo quarantasettesimo compleanno quel 3 aprile 1917 in cui Vladimir Ilic Ulianov, detto Lenin, scese dal treno a Pietrogrado, già San Pietroburgo; era infatti nato a Simbirsk il 22 aprile 1870. La storiografia ufficiale ha tentato per anni di accreditare la tesi che lo pseudonimo Lenin venisse dal fiume Lena, così come Georgi Plekhanov si faceva chiamare Volgin in onore del Volga. C'è stato anche qualche "agiografo" che ha tentato di accreditare la tesi che il nome fosse in onore dei duecento minatori trucidati dalle truppe zariste nei pressi del fiume. Peccato che il massacro fosse avvenuto in epoca posteriore alla scelta del nome.

La realtà, stando a notizie diffusesi in occidente quaranta anni fa, sarebbe stata ben diversa e tutto sommato, più bella. Vladimir Ilic Ulianov si sarebbe fatto chiamare Lenin in onore di una certa Yelena, detta Lena, un suo amore giovanile. Nei momenti più terribili della rivoluzione questa Lena chiese, ottenendolo, un salvacondotto al leader del partito comunista, ma la donna finì lo stesso davanti ad un improvvisato plotone d'esecuzione di rivoluzionari evidentemente poco curanti delle direttive del partito.

Il giorno dopo il suo arrivo, il 4 aprile, Lenin espose le sue idee davanti ai dirigenti del partito, quelle che saranno poi conosciute come le "Tesi di aprile", concetti pubblicati sulla Pravda il 7 aprile che, in qualsiasi modo li si voglia giudicare, hanno sicuramente condizionato la storia del Novecento, e non certo solo quella russa. Va a questo punto fatta una precisazione. Quando si parla di date della rivoluzione russa va tenuto conto che, fino al 1918, in Russia non era in vigore il calendario gregoriano, ma ancora l'antico calendario giuliano, per cui il 4 aprile 1917 era in realtà il nostro 17 aprile. Così, quando si parla di "rivoluzione d'ottobre" si deve calcolare che si era già nel mese di novembre.

In "Sui compiti del proletariato nelle rivoluzione attuale", questo il titolo della Pravda, Lenin espone le sue idee in merito alla guerra in corso contro gli Imperi Centrali, da far finire al più presto, così come sulla rivoluzione, che deve passare dalla prima fase in cui il potere è passato dalla nobiltà alla borghesia, ad una seconda fase in cui i protagonisti siano il proletariato urbano ed i contadini. Pur riconoscendo che la componente bolscevica sia minoritaria nei soviet, Lenin auspica l'abbattimento del governo provvisorio e delle forme di rappresentanza di stampo occidentale e la loro sostituzione con l'organizzazione di tipo sovietico. Infine Lenin auspica lo scioglimento dell'esercito e della polizia, la nazionalizzazione delle banche e quella delle terre.

Gli avvenimenti che seguirono quei giorni d'aprile sono noti; la sconfitta a metà giugno subita dall'esercito russo che aveva lanciato una grande offensiva, la fallita rivolta della guarnigione di Pietrogrado che obbligò Lenin a fuggire in Finlandia, la presa di potere di Kerenskij, l'inizio della seconda fase rivoluzionaria auspicata da Lenin, la cosiddetta "rivoluzione d'ottobre". Prima dell'alba del 25 ottobre ( 7 novembre 1917) formazioni armate comuniste presero possesso dei punti nevralgici dell'allora capitale, il giorno dopo fu preso d'assalto il palazzo d'inverno, un'antica residenza imperiale in cui era riunito il governo Kerenskij.

Ebbe così ufficialmente inizio il regime comunista, anche se fino al 1921 la guerra civile tra l'armata rossa e le formazioni militari "bianche", che trovavano appoggi nelle zone in cui soffiava più forte il vento indipendentista, ne mise più volte in bilico l'esistenza.

Non potremo mai sapere come sarebbe andato il corso della storia se gli Imperi Centrali non avessero permesso che Lenin e gli altri esiliati in Svizzera raggiungessero la Russia in un vagone piombato. Forse sarebbe stata del tutto diversa o forse qualche altro socialista riposerebbe nel mausoleo davanti alla Piazza Rossa.

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