Franz Kafka
(Praga 1883 - Vienna 1924)
Cari lettori, voi sapete cosa è il nichilismo.
Una forte volontà di distruzione, di annientamento di persone, d'istituzioni e perfino dell'essere stesso, giudicato, come in Schopenhauer per esempio, il male per essenza.
Kafka, però, non ha un sistema, non ha ideali, neppure quello della distruzione.
E pero' le sue riflessioni portano all'annientamento di sé. E' un malato psichico e fisico, un inibito abulico, che si limita a tracciare dei "geroglifici" incomprensibili, oltre che agli altri, anche a lui stesso.
L'eredita' del suo messaggio ? Aver saputo ironizzare a freddo e a vuoto. Qui, tutta la sua arte.
Ebreo di lingua tedesca, nasce a Praga. Il padre, grande affarista, lo avvia agli studi. Si laurea in Legge, si impiega in una società d'assicurazioni, tenta per due volte di fidanzarsi senza riuscirci, va in Francia, in Italia, in Germania, in Austria, dove, a quarantun anno muore dopo aver contratto la tubercolosi.
E' lui stesso a lasciarci la fotografia della sua anima.
Si sente una creatura debole, dubbiosa, paurosa, inquieta, un parassita, un immondo scarafaggio, costretto a lasciarsi vivere al rimorchio degli uomini e degli eventi, perché inetto ad agire.
Nei confronti del padre, poi, la paura raggiunse elevati gradi di parossismo. Si rimproverava, contorcendosi interiormente, di non aver saputo dimostrargli gratitudine per quanto lui avesse fatto nei suoi confronti. Questo lo sentiva come una grave colpa imperdonabile.
Il mondo, l'uomo, la vita, la morte, la scienza, l'arte, la religione, per il nostro Franz non hanno alcun senso. Tutto è vuoto e insignificante in noi e attorno a noi. Il nostro corpo è una realtà o è un evanescente sogno ? La nostra città è una città di vivi o un cimitero di morti ? Forse siamo dei fantasmi che girovagano per una sconfinata e irreale necropoli.
Che ci stiamo a fare in questo mondo ? Boh ! Siamo marionette sul palco d'un teatro senza spettatori e senza burattinai.
Vuoi conoscere il significato della vita ? Tempo sprecato, è come se tessessi una gracile ragnatela, che il primo venticello dubbioso spazzerà via.
Vuoi costruirti un destino ? Fatica sciupata, è come se edificassi sulle sabbie mobili.
Che certezze ho ? Una sola, una colpa d'origine, oscura, che ci schiaccia e ci fa prendere coscienza della assurdità della vita. Infatti, sarebbe stato meglio non nascere per niente.
Vie di scampo ? L'arte ?. No! Ritraendo la nostra infelice condizione la duplica.
La famiglia ? Assurda e grottesca ! L'unione carnale ? Disgustosa.
E allora ? Ahime', l'uomo è solo, tragicamente incompreso e incomprensibile e purtroppo pensante. Un complesso di energie pronto allo scatto, ma non sa come e in quale direzione deve lanciarsi. E' un colosso inibito. Gironzola a vuoto dentro e fuori di se', in una vana, interminabile e non confortevole attesa della morte che non muore mai. Non ha pace ne' in vita ne' in morte.
"Impossibile vivere, impossibile morire"
Cosa imparare da Kafka ? Noi, probabilmente nulla.
Qualcuno, invece, potrebbe esserci cascato. Ci sono tanti in giro che la pensano come Franz. Ce ne dispiace, perché sono persone che sicuramente avranno ingoiato miriadi di bocconi amari durante la loro esistenza e non si sono accorti che la volontà di vita sprizza da tutti i pori di un essere umano, e feconda altra vita dentro e attorno a lui.
Bisogna aprire gli occhi, la mente e il cuore, invece di lagnarsi.