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cronache
carovana di donne in Germania

Diciassette anni fa, l'allora cancelliere tedesco Helmut Kohl promise, nel pieno dell'euforia collettiva per la riunificazione della Germania, celebrata il 3 ottobre 1990, paesaggi fioriti per i nuovi cinque stati tedeschi che avevano vissuto per quarant'anni sotto il giogo comunista; un'immagine poetica di futuro splendore economico.

Ma, in occasione degli ultimi festeggiamenti a Berlino, presso la Porta di Brandeburgo, la realtà raccontato da molti partecipanti è molto diversa. Irina Wagner, una giovane ventitreenne originaria di Wittstock, situata nel Brandeburgo, il land che circonda Berlino, racconta di buon grado la sua decisione di abbandonare la città natale in cerca di nuove opportunità e prospettive di vita. Il caso di Irina Wagner è comune a quello di altre 3.500 persone che hanno scelto di abbandonare Wittstock, che aveva 20.000 abitanti, negli ultimi diciassette anni. Le statistiche parlano di 1.745 uomini e 1.418 donne di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Questa città è diventata simbolo della situazione che si è venuta a creare nei piccoli centri della ex-Germania dell'Est. Non è infatti un caso isolato fra i cinque nuovi stati federati, ma secondo l'Istituto di Demografia e Sviluppo di Berlino è solo un piccolo esempio di una situazione cronica di disagio che ha spinto 15 milioni di persone, in maggioranza giovani, a spostarsi verso il ricco ovest del Paese.

L'esodo, oltre che ad essere drammatico, ha messo a nudo un aspetto oltremodo preoccupante; la maggior parte dei giovani emigranti è costituita da donne; circostanza questa che si è ripercossa sul calo di nascite negli ultimi quindici anni di circa 100.000 unità.

Lo studio elaborato dall'organismo statale ha messo in luce come le ragioni dell'esodo dipendano da un migliore livello di formazione rispetto ai coetanei maschi che consente loro di ottenere posti di lavoro nella Germania occidentale. L'esodo ha provocato non solo la diminuzione della popolazione femminile ma anche la nascita di una nuova classe proletaria formata da giovani frustrati senza lavoro e prospettive.

Lo studio evidenzia, inoltre, come i giovani siano restii ad emigrare e sperino di trovare lavoro nelle industrie, nell'agricoltura e nell'edilizia. Ma al termine del ciclo di studi medi avvertono la difficoltà di entrare nel mondo del lavoro. Sul piano sociale ciò determina altri effetti molto preoccupanti, quali quello di essere spesso sedotti da discorsi xenofobi dei partiti dell'ultradestra e diventare in fretta attivi membri di gruppi neonazisti.

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