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musica
cinque appuntamenti

a Pesaro


Dopo il successo di pubblico ottenuto nelle prime tre stagioni torna a Pesaro dal 26 giugno al 24 luglio - con la sua quarta edizione - MU.N - Music Notes in Pesaro, rassegna di musica classica curata da Eugenio Della Chiara, promossa dal Comune di Pesaro in collaborazione con AMAT. Il programma si compone di cinque appuntamenti la cui programmazione musicale affronta un arco temporale che va dal Settecento ai nostri giorni, con cadenza settimanale nella suggestiva cornice della Chiesa dell’Annunziata.

Nel concerto inaugurale di MU.N 2018 - il 26 giugno - Piercarlo Sacco, in veste di violista, è alla testa del quintetto completato da Francesca Bonaita, Marco Gialluca, Chiara Torselli ed Eugenio Della Chiara. Il programma è dedicato a due autori che si sono assiduamente dedicati alla musica da camera: nel celebre Quintetto G 448 e nella Tiranna Boccherini riesce a trovare un felice punto d’incontro tra stile classico e folklore spagnolo, mentre il Quintetto op. 143 può essere letto come un simbolo della complessa vicenda musicale e umana di Castelnuovo Tedesco.

Marco Vergini si confronta - il 3 luglio - con il suo autore d’elezione, Claude Debussy, in un programma che abbraccia tutti i momenti più importanti della produzione pianistica del grande maestro francese: da L’isle joyeuse fino alle due serie delle Images e ai Preludi del primo libro, passando dalla Suite bergamasque che - composta nel 1890 e revisionata nel 1905 - è presentata come punto centrale di questo percorso monografico.

Nel concerto di Piercarlo Sacco e Orazio Sciortino - il 10 luglio - si ha la rara occasione di ascoltare una dopo l’altra due pietre miliari del repertorio per violino e pianoforte come le Sonate di Debussy e di Richard Strauss; ad accompagnarle Ludi dello stesso Sciortino - importante compositore dei nostri giorni oltre che noto interprete - e Figaro di Castelnuovo Tedesco, parafrasi della celebre cavatina rossiniana.

Assistendo al concerto di Massimo Giuseppe Bianchi - il 17 luglio - ci si potrà confrontare - usando le parole del pianista stesso - con la musica “del passato, del presente e del futuro”, senza avere la pretesa di applicare solo una di queste categorie a ciascuno dei brani che compongono un programma estremamente vario: dal Novecento storico della Sonatina di Casella e dei Cipressi di Castelnuovo Tedesco si approda alla Musica Ricercata di Ligeti (celebre per l’uso che Kubrick ne fece in Eyes wide shut) passando per un classico come la Sonata op. 27 n. 2 di Beethoven.

La serata conclusiva della quarta edizione di MU.N - il 24 luglio - ha come filo conduttore il canto. Il programma si apre con l’esecuzione, da parte di Eugenio Della Chiara, di sei Lieder di Schubert trascritti per chitarra sola da Johann Kaspar Mertz; dal canto rievocato tramite le sei corde si arriva in fine alla vera presenza della voce umana, con il Coro “San Carlo” di Pesaro che si cimenta - accompagnato dalla chitarra - nel Romancero gitano, composizione in cui Castelnuovo Tedesco ha messo in musica sette liriche tratte da vari poemi di Federico García Lorca.

Per informazioni e biglietti (8 euro, carnet 3 concerti 20 euro): biglietteria Tipico.tips 0721 34121, AMAT 071 2072439, www.teatridipesaro.it, www.amatmarche.net. Biglietteria presso Chiesa dell’Annunziata (334 3193717) dalle ore 20 delle sere di concerto. Inizio concerti ore 21.15.

MU.N 2018 dedicato a Mario Castelnuovo Tedesco
Non sono particolarmente appassionato di celebrazioni e di anniversari, soprattutto in ambito musicale: se si ritiene che le opere di un autore siano di una qualche importanza le si dovrebbe eseguire unicamente per se stesse, a prescindere da ogni fattore che non gli sia intrinseco. Vi sono però dei casi in cui la ricorrenza di un anniversario può essere colta come occasione per rimediare alle “storture” della storia, che come tutti i giudici - anche quelli più accorti - può sempre incorrere in un errore di valutazione. L’errore in questione è l’oblio in cui per troppi anni è caduta la musica - fatta eccezione per la produzione chitarristica - di Mario Castelnuovo Tedesco, compositore fiorentino di origini ebraiche nato nel 1895 costretto poi dalle leggi razziali a emigrare negli Stati Uniti, Paese in cui è morto nel 1968. All’esilio “materiale” affrontato da Castelnuovo Tedesco fece da contraltare una sorta di esilio “morale” riguardante le sue composizioni: negli anni del secondo dopoguerra la scena musicale italiana vedeva l’affacciarsi di avanguardie la cui sensibilità (o insensibilità) era molto distante da quella del maestro fiorentino, uno degli ultimi strenui esploratori del sistema tonale del Novecento. Castelnuovo Tedesco seppe comunque approcciare - con la sapiente ironia che lo contraddistinse in ogni occasione - anche le tecniche compositive seriali e dodecafoniche, che utilizzò più volte in brani che all’ascolto sembrano essere stati concepiti nell’alveo della tonalità. Ad ogni modo, a partire dagli anni Settanta, la musica di un autore che era stato eseguito da Toscanini, Heifetz, Piatigorsky e Gieseking venne via via dimenticata, anche se non del tutto: l’amicizia con Andrés Segovia aveva infatti contribuito a far nascere in Castelnuovo Tedesco un profondo amore per la chitarra, cui dedicò un grande numero di composizioni che noi chitarristi, come accennato, non abbiamo mai smesso di suonare. Con l’occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa del maestro fiorentino è tempo che la sua produzione esca dai confini degli ambienti chitarristici per approdare alla sua naturale collocazione di protagonista nei concerti sinfonici e cameristici, insieme alle opere dei grandi di ogni tempo: per questo motivo l’edizione 2018 di MU.N ospiterà l’esecuzione di quattro lavori di Castelnuovo Tedesco. Il Quintetto op. 143, Figaro, Cipressi op. 17 e il Romancero gitano op. 152 saranno via via accostati alle musiche di compositori come Beethoven, Debussy, Richard Strauss e Schubert: sono certo che al fianco dei capolavori di questi maestri le musiche di Castelnuovo tedesco riusciranno a emergere e a essere riconosciute per il loro valore.
Eugenio Della Chiara

articolo pubblicato il: 24/06/2018

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