torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

copertina
Violetta vive ancora

Traviata al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

di Carla Santini

Il 18 settembre è iniziata la settimana conclusiva della settantaduesima edizione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto con la messa in scena della Traviata di Giuseppe Verdi. Ho assistito all’anteprima per le scuole superiori di Spoleto e sono rimasta colpita dalla partecipazione e dall'attenzione con cui i ragazzi hanno seguito la rappresentazione. Un bel segno di come un messaggio forte ed un capolavoro riescano a colpire anche un pubblico diverso da quello dei melomani.

Gli interpreti principali erano Zdislava Bockova (Violetta), Mauro Secci (Alfredo Germont) e Daniel Lee (Giorgio Germont). Come è ormai una lunga e consolidata tradizione del TLS, nei ruoli principali si alternano nelle varie repliche e nella tournée nei principali teatri lirici dell’Umbria i diversi vincitori del concorso per voci liriche. Sarebbe errato stilare graduatorie su chi di loro canti meglio o si muova meglio sulla scena. Le voci, è ovvio, non sono tutte uguali, ma il lavoro svolto dai preparatori sia nel canto che nell’ambito, oggi molto più importante di un tempo, della resa scenica, fa sì che tutti gli interpreti giungano al debutto nella piena padronanza del ruolo ricoperto.

Molto essenziale, ma sicuramente suggestiva, la scenografia di Andrea Stanisci, che in questa settantaduesima edizione del TSL è già stato regista del “La furba e lo sciocco”. Le scene si prestano alla perfezione ai costumi di Clelia De Angelis, la quale ha scelto di vestire i personaggi con abiti moderni. La scelta della De Angelis non è comunque allineata a quelle di quanti, registi, scenografi e costumisti, si sforzano di creare situazioni improbabili solo per épater le bourgeos, magari ambientando in un disco volante un’opera che parla di medioevo. Scene e costumi, come l’ottima regia di Giorgio Bongiovanni, sono funzionali ad un’opera che fu ambientata nel “tempo presente” dell’epoca della sua composizione, a differenza di quasi tutte le altre opere del periodo romantico, che rimandavano ad epoche precedenti, se non remote. La Traviata rappresentò un autentico scandalo nella gretta Italia degli Staterelli preunitari, tanto che, oltre a tagli di tutti i generi, alcune censure giunsero perfino a far anticipare la storia di un secolo, per smussarne l’impatto sul pubblico. La scelta di regista, scenografo e costumista di attualizzare l’ambientazione ha voluto forse dimostrare che la storia di una cortigiana e del suo giovane innamorato sia tuttora attuale, perché rappresenta un sentimento eterno come l’amore.

Violetta incarna appieno quel personaggio principale femminile che tanta parte ha avuto nel teatro d’opera. In periodi storici, anche relativamente recenti, in cui la donna non aveva nella società alcun peso, sulle assi dei teatri trovava chi esprimeva le sue speranze, le proprie delusioni e, spesso, le sue sconfitte. Le spettatrici del tempo, nobili, borghesi o popolane che fossero, costrette nella vita reale in ruoli riduttivi e talvolta soffocanti, si immedesimavano nelle eroine del melodramma, nella belliniana Norma, nelle verdiane Aida e Violetta, così come in centinaia di altre donne, come, qualche anno dopo troveranno, nelle eroine pucciniane, un modo ideale di vivere la femminilità.

Nel teatro ottocentesco i ruoli ricoperti dal baritono erano spesso di contorno e nell’opera buffa rappresentavano quasi sempre il vecchio beffato, tanto che era proverbiale fino a qualche anno fa dire “fa la parte del baritono”, per indicare qualcuno che viene sistematicamente maltrattato o vilipeso dai suoi conoscenti. Verdi nobilita la figura di Giorgio Germont, il padre dell’innamorato Alfredo, facendone un personaggio di tragica grandezza e riservando, quindi, al baritono che lo rappresenta spazi e pezzi di bravura poco consueti nel teatro dell’epoca.

La rappresentazione di Spoleto è stata energica e vigorosa; non ha tradito le aspettative del pubblico, che ha più volte applaudito a scena aperta l’esecuzione. Confrontarsi con un’opera così famosa, probabilmente la più rappresentata nel mondo, poteva costituire una sfida difficile, ma la direzione del Maestro Carlo Palleschi è stata pienamente all’altezza della situazione.

A centosessantacinque anni dalla prima apparizione della Traviata sulle scene, la morte di Violetta riesce ancora a straziarci il cuore.

articolo pubblicato il: 19/09/2018 ultima modifica: 26/09/2018

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it