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la ruota di scorta
di Teddy Martinazzi

“La fiducia al mio decreto l’hanno votata i 5 stelle e non Forza Italia. C’è il fuso orario, avviseranno Di Battista…”. Così ha risposto Salvini all’ennesima provocazione dal Guatemala dell’esponente grillino da mesi in volontario esilio.

Molti si sono chiesti perché Alessandro Di Battista se ne sia andato con moglie e figlio in America latina invece di prendersi quel posto da Ministro, e non certo di second’ordine, che di diritto gli sarebbe spettato, stante la sua posizione preminente nell’organigramma del M5s.

Una spiegazione potrebbe trovarsi nel regolamento del movimento, che vieta la presenza in parlamento per più di due mandati e Di Battista, non essendosi candidato, è pronto a tornare in campo la prossima volta. Ma il nostro è il Paese dei codicilli e delle eccezioni e i grillini hanno già dato dimostrazione che le regole possono essere interpretate e che qualcuno è sempre più uguale degli altri; pleonastico fare esempi.

L’altra possibilità è molto più immediata. Di Battista rappresenta da sempre l’ala dura e pura del movimento e non è certo Roberto Fico, nonostante ci si metta di impegno con le sue esternazioni, ad insidiargli la leadership. Se il Governo, definito gialloverde in certi ambienti che del colore rosso credono di avere la privativa, non dovesse avere vita lunga, sarebbe già pronta, a portata di volo intercontinentale, una bella ruota di scorta.

articolo pubblicato il: 09/11/2018 ultima modifica: 23/11/2018

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