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arte e mostre
Lassaw, espressionista astratto
di Michele De Luca

L'espressionismo astratto fu un movimento statunitense successivo alla seconda guerra mondiale e fu il primo fenomeno artistico tipicamente americano che riuscì ad influenzare il resto del mondo e contribuì non poco a spostare radicalmente la capitale dell'arte da Parigi a New York. Il termine "espressionismo astratto" si deve a Alfred H. Barr jr, che lo coniò nel 1926 a commento di un quadro di Kandinsky, e fu poi ripreso dal critico Robert Coates nel 1946 per indicare questo originale filone della creatività e vitalità dell'arte statunitense in cui si racchiudeva il sogno (e anche l'abilità) di sviluppare un senso estetico che non fosse ristretto negli standard europei di bellezza.

Nel 1938 un "pioniere", che sarà uno dei maggiori protagonisti del movimento, lo scultore Ibram Lassaw (Alessandra d'Egitto 1913 - East Hampton 2003), in un suo saggio del 1938, intitolato "On Inventing Our Own Art", scriveva tra l'altro: "Il nuovo atteggiamento che si sta sviluppando ha a che fare con l'invenzione di oggetti che influenzano psicologicamente l'uomo per mezzo di fenomeni. E' una nuova forma di magia. L'artista non è più chi 'rappresenta la realtà', ma colui che di fatto costruisce la realtà". E' una sorta di "programma" che forniva al mondo dell'arte una sfida ben più importante dell'astrazione geometrica, che sarebbe presto decaduta.

A Lassaw, nell'ambito dell'ormai tradizionale, ma sempre sorprendente appuntamento con la grande scultura, Matera dedica nel suggestivo complesso rupestre San Nicola dei Greci e Madonna delle Virtù e nel restaurato Palazzo Pomarici, sede del MUSMA, una importante mostra nel solco di una lunga serie di occasioni, sempre irripetibili, che negli anni hanno visto dialogare e "competere" con quella immensa ed originale "scultura" che è la città dei Sassi, i capolavori plastici dei maggiori artisti del Novecento. La mostra di quest'anno, promossa dal Circolo La Scaletta e dal MUSMA) comprende sculture, disegni e gioielli, datati 1929-1996, provenienti dalla Fondazione Lassaw e da prestigiose collezioni. Le opere, scelte dai curatori della mostra, Giuseppe Appella ed Ellen Russotto, nell'allestimento dell'architetto Alberto Zanmatti, ripercorrono l'intero arco creativo dell'artista che, tredicenne, iniziò l'apprendistato nella scultura al Chindren's Museum of Brooklyn, sotto la guida di Dorothea Denslow. Lavorò quindi al Clay Club (l'attuale Sculpture Center) dal 1927 al 1932 e al City College di New York nel 1931 e nel 1932 cominciando a sperimentare nuovi materli e a studiare la scultura in spazi aperti.

Le idee di Moholy-Nagy sono importanti per Lassaw, che in questo periodo conosce l'opera di Picasso e dei costruttivisti russi; realizza la sua prima opera astratta, una "scultura spaziale", nel 1933 e tre anni dopo comincia ad usare metalli saldati che espone nella mostra "Concrete Abstraction", la Biennale di scultura organizzata dal Whitney Museum. Ebbe amichevole consuetudine con gli artisti Gertrude Green, Joan Mirò e soprattutto con Jackson Pollock. Sempre nel 1936 è tra i membri fondatori dell'Associazione "American Abstract Artist" di cui fu anche presidente, e nel 1949 è tra i fondatori di The Club, la cui prima riunione ebbe luogo proprio nel suo studio. Negli anni '50 lo scultore usa tecniche di saldatura con fiamma ossidrica con le quali sviluppa un proprio stile di improvvisazione; dopo aver esposto, nel 1950, nella mostra "Abstract Painting and Sculpture", organizzata dal MOMA, tiene la sua prima personale nel 1951 alla Kootz Gallery di New York. Sempre nel 1951 viene incluso nella mostra, rimasta memorabile, "Sculpture of the Twentieth Century" al MOMA. Nel 1952 una sua opera viene acquisita dal Whitney Museum di New York e da quel momento le sue opere entrano nei musei di tutto il mondo.

Nonostante l'iniziale formazione accademica, Lassaw fu subito cosciente delle responsabilità dell'artista moderno nell'ambito delle nuove ricerche, quindi, articolò il suo lavoro esprimendo simultaneamente spazi che si penetrano reciprocamente, tra piani virtuali e forme libere che concretizzano il disegno sviluppando una linea continua di fili di ferro incurvati e saldati, punteggiati da nodi di bronzo e altri metalli quali l'acciaio, il nickel, il rame trattato con acidi. Il labirinto che ne deriva, a tre dimensioni, varia nella struttura e nel colore mentre persegue la liberazione del subcosciente, di una ispirazione immediata. Fondamentale, per comprendere l'essenza e l'originalità dell'arte di Lassaw e dell'espressionisno astratto, è il significato che in esso assume lo stesso processo creativo, che esclude pianificazione e "preveggenza" del risultato che si vuole raggiungere, perché nel caso in cui se ne possiede la conoscenza in anticipo si finisce per essere molto limitati; è l'opera, che (si scusi il bisticcio) in corso d'opera si suggerisce da sé (sriveva Lassaw, sempre nel saggio del '38, che "un'opera d'arte deve lavorare"). Una scultura - o forse si potrebbe meglio dire, una costruzione - di Lassaw è un disegno tridimensionale collocato nello spazio, fatto di filo di ferro e bronzo che egli piega, taglia e salda per racchiudere lo spazio a suo piacimento. Non realizza schizzi preliminari, ma sviluppa le sue idee mano mano che va avanti guidato dall'istinto, impiegando anche il colore in modo che diventi parte integrante del materiale piuttosto che qualcosa di sovrapposto; in una sorta di interazione tra conscio ed inconscio in cui, comunque, non ci si può certo liberare dal "bagaglio culturale" formato con i suoi studi, che vanno dall'astronomia alla biologia, dal Taoismo al Buddismo, e che include certamente quell' "automatismo psichico" che è alla base del lavoro di Lassaw (ma anche di Pollock), che rinvia a quanto scriveva Breton nel '24 per definire il surrealismo come "automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere ... il reale funzionamento del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni considerazione estetica o morale".

Ha scritto Lassaw: "Il profondo desiderio di comprendere l'intima essenza della realtà è sempre stato una forza determinante per la mia evoluzione. Si possono fare congetture intellettuali sulla realtà, la si può valutare e analizzare; tutto questo mi ha portato a scoprire e approfondire molte cose. Tuttavia, l'intuizione e l'istinto, che sono essenziali per la comprensione dell'esperienza, hanno dimostrato di essere i più efficaci mezzi per il mio lavoro. Quando sono nel regno dei concetti, i miei occhi non vedono più, le mie orecchie non sentono più; la realtà è nascosta nella nebbia. Durante tutto il giorno osservo la natura, le persone che camminano nelle strade, l'agitarsi dei rami al vento, i riflessi prodotti dalle luci al neon e dai fari delle automobili in una notte piovigginosa, le meravigliose fenditure del selciato, e nello stesso tempo il susseguirsi dei sentimenti, l'intero complesso della realtà interiore ed esteriore. L'uomo è parte del tutto organico della natura. Mentre saldo una scultura, nessuna idea cosciente si insinua nel lavoro. Ho occhi solo per la realtà di ciò che accade davanti a me".

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