Secondo un'indagine demoscopica, gli immigrati in Spagna, che sono quattro milioni e mezzo, il dieci per cento della popolazione, fanno il doppio delle chiamate con cellulare della media degli spagnoli, così come mandano il doppio dei messaggi ed utilizzano Internet molto più a lungo.
Molti immigrati aprono blog, creano televisioni online, realizzano videogiochi. La Spagna sta ricevendo stranieri in un momento particolare della storia dell'Umanità, in pieno boom tecnologico.
Non solo i giovani, che rappresentano il trenta per cento degli immigrati, sono legati alla rete; la possibilità di comunicare con i propri affetti lontani fa sì che anche coloro che appartengono ad altre generazioni dimostrino un interesse per la comunicazione virtuale che non trova riscontro tra gli spagnoli.
Molti immigrati non possiedono un computer e comunque i costi della banda larga in Spagna sono tra i più alti d'Europa, per cui, soprattutto nei fine settimana, gli Internet-café sono strapieni di muratori e collaboratrici familiari che parlano con settecentomila figli lontani, soprattutto nei Paesi andini.
Un colombiano ha fatto della tecnologia un business; dopo aver aperto quattro blog, ha creato una propria televisione online. Ma i media elettronici rivolti al pubblico sudamericano sono già settanta nella sola Madrid.
Un marocchino giunto in Spagna nella stiva di un barcone ha creato un videogioco in cui la polizia arresta un ragazzo marocchino. Se, interrogato, dice la verità, viene arrestato, se mente viene rilasciato.
Una versione con un giovane pachistano gira nei computer di Barcellona, mentre nella lontana Berlino il protagonista è diventato turco.