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i cinquanta anni del DNA
di Vittoria Martinelli

We wish to suggest a structure for the salt of deoxyribose nucleic acid (D.N.A.). This structure has novel features which are of considerable biological interest.

Desideriamo suggerire una struttura per il sale dell'acido deossiribonucleico (D.N.A.). Questa struttura ha nuove caratteristiche che le conferiscono un considerevole interesse scientifico.

Con queste parole, il 2 aprile 1953, si apriva la lettera che James Watson e Francis Crick inviarono al giornale Nature con la quale comunicarono al mondo intero la scoperta della struttura del D.N.A. Questa è stata una delle più importanti del secolo scorso ed ha fatto ottenere ai due scienziati, insieme a Maurice Wilkins, il premio Nobel nel 1962.

Rosalind Franklin, che studiò fibre isolate di DNA con la tecnica della diffrazione ai raggi X insieme a Wilkins, non potè ottenere il riconoscimento, poichè morì prematuramente di cancro all'età di trentasette anni.

Watson e Crick, l'uno americano, l'altro inglese, una coppia geniale, intraprendente, fuori dagli schemi: Crick passò da studi di fisica ad altri di chimica e biologia, mentre Watson preferì i virus e la genetica a ricerche di zoologia.

Piccole lastre di metallo antiparallele poste intorno ad un filo rigido rappresentavano la doppia elica: l'ipotesi fu suffragata dal fatto che questa potesse srotolarsi in due parti, ognuna "stampo" per un nuovo filamento complementare di DNA, modello definito "semiconservativo".

Il background per il lavoro dei quattro scienziati fu indubbiamente reso cospicuo dai progressi nella cristallografia a raggi X per lo studio delle macromolecole organiche, dalle continue conferme che fosse il DNA cromosomico responsabile dell'eredità. L'acido, infatti, veniva considerato troppo semplice dal punto di vista chimico per essere realmente il portatore dell'informazione ereditaria. Le scoperte sperimentali di Chargaff inoltre dimostrarono l'esistenza di un ugual numero di basi azotate, che si accoppiano secondo un preciso ordine - adenina con timina e guanina con citosina.

Fu proprio ad una conferenza di Naples che Watson udì Wilkins parlare della struttura molecolare del DNA vedendone le sue recenti foto: ne rimase letteralmente rapito. Presto si diresse al Laboratorio Cavendish, dove Max Perutz e John Kendrew stavano effettuando delle ricerche di cristallografia a raggi X su emoglobina e mioglobina, le proteine che immagazzinano l'ossigeno nel corpo umano. Nell'equipe di Perutz lavorava anche Francis Crick, un fisico votato alla causa della biologia, incaricato di redigere una relazione sulla cristallografia dell'emoglobina.

Così avvenne l'incontro: Watson era ansioso di trovare un collega per avventurarsi nel mondo del DNA, e la scelta non poteva esser più appropriata, data la passione di Crick per la sottile linea che separa "il vivente dal non vivente". Inspirati dai successi ottenuti da Linus Pauling nell'analisi dei modelli molecolari, i due unirono rapidamente diversi modelli di DNA cercando di incorporare tutte le conferme che potevano essere ottenute. I quattro scienziati presero poi strade differenti. La Franklin, prima della sua prematura scomparsa, diede un essenziale contributo allo sviluppo dell'analisi cristallografica, in particolare riguardo alla struttura del virus del mosaico del tabacco, che causa lesioni fogliari alla pianta. Wilkins applicò la tecnica a raggi X alla determinazione strutturale delle membrane dei neuroni e dell'acido ribonucleico, una macromolecola deputata alla sintesi chimica nelle cellule viventi. Watson e Crick, separatamente, continuarono le loro ricerche genetiche, ipotizzando ad esempio l'esistenza dell'RNA-transfer (che appunto trasferisce gli aminoacidi al complesso ribosoma-mRNA, dove vengono polimerizzati in catene proteiche di dimensioni enormemente maggiori).

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