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arte e mostre
Aldo Borgonzoni. Una vita per l'arte
di Michele De Luca

In concomitanza con il suo novantesimo compleanno, Aldo Borgonzoni (nato a Medicina nel 1913), tra i maggiori artisti emiliani del Novecento, ha fatto donazione di settantasei opere tra olii, disegni e tecniche miste, quasi tutte inedite, al Museo d'arte delle Generazioni italiane del '900 G. Bargellini che a sede nell'antico silo granario di Pieve di Cento, che le presenta (fino al 4 maggio)in una mostra che, come scrive nel catalogo (edito da Bora) Adriano Baccilieri, vuol esprimere in primo luogo il "senso" di una donazione che va ben oltre il limite di un pur importante evento munifico: "Secondo un costume costante nella sua vita, ancora una volta Borgonzoni si è voluto rendere attore di un'impresa culturale degna di essere condivisa e sostenuta. Appunto come questa, la quale, auspice Giulio Bargellini, vive sul principio di una 'conservazione dinamica' del patrimonio d'arte moderna e contemporanea detenuto dal Museo, e si alimenta nel 'laboratorio delle idee' e nel piano di progettazione".

Un cospicuo corpus di lavori che invitano a ripercorrere, attraverso momenti salienti ed emblematici della sua lunga ed intensa carriera, l'intera vicenda artistica del Maestro, che si offre in maniera organica, insieme alle raccolte donate al suo paese natale nel 1986 (ora visibili nella Pinacoteca a lui intitolata) e al nucleo di circa trecento opere oggetto della donazione avvenuta nel 2001 al CSAC di Parma che l'ha esposto in una grande rassegna. Al pari di Luciano Minguzzi e Pompilio Mandelli, Borgonzoni appare saldamente radicato nella cultura pittorica bolognese degli anni Trenta rappresentata da Carlo Corsi e Giorgio Morandi; i suoi esordi sfoggiano un sostanzioso tonalismo che approda a forme di espressionismo accostabili alle parallele esperienze della Scuola Romana e di Corrente. Fondamentale è per lui il sodalizio culturle di "Cronache", che sin dalla nascita dell'omonima galleria, nel settembre del '45, valorizza le nuove forze artistiche ed intellettuali bolognesi.

Nel 1947 è a Parigi, dove orienta il proprio linguaggio pittorico verso l'esperienza neocubista, e, l'anno dopo, è tra gli animatori della rassegna nazionale svoltasi presso l'Alleanza della Cultura del capoluogo felsineo; Guttuso lo invita a Roma per un'esperienza nel suo studio di Villa Massimo ed entra così in contatto con Leoncillo, Mazzacurati ed Emilio Greco. Tornato ad un verismo di immediata leggibilità, nel corso degli anni Cinquanta si evolve - come dimostra la lunga serie delle sue Mondine - in chiave decisamente neorealista, affiancando al modello guttusiano il riferimento alla lezione di artisti come Georges Rouault e Costant Permeke; a partire dalla metà degli anni Sessanta, con la cospicua serie dedicata agli ecclesiastici (sulle orme di Scipione, Manzù e Bacon), Borgonzoni premerà sul pedale del grottesco, riprendendo molti spunti di matrice espressionistica e realizzando paesaggi segnati da immagini di fossili e di reperti archeologici. Sempre trovando, con il suo intensissimo lavoro, ampi riscontri critici (come attesta la minuziosa bibliografia in catalogo) e prestigiose occasioni espositive in Italia e in Europa, che hanno dato la possibilità di conoscere le sue opere, nel corso di oltre sette decenni, ad un pubblico vastissimo.

La mostra pievese (accompagnata dalla pubblicazione, da parte di Bora, anche del primo volume del Catalogo generale dei disegni e delle tecniche miste del pittore bolognese) espone dunque tutte le opere che costituiscono la sua "donazione" al Museo Bargellini, le cui date d'esecuzione sono comprese fra il 1943 e gli ultimi anni del secolo appena trascorso. Borgonzoni, nel criterio di scelta, ha adottato una linea cronologica "che va ad intrecciarsi - come ci dice Baccilieri - con quella tematica; ciò che è quasi inevitabile nell'artista, il quale nel tempo ha operato per 'cicli', pur senza imporsi regole rigide nei diversi momenti d'attività". E così, il nucleo Quaranta-Cinquanta riporta ai soggetti di storia e di vita che sono stati fonte per lui di costante ispirazione, fin da quando, nel clima neorealistico del dopoguerra, e all'interno del gruppo di Cronache, l'impegno civile e sociale di Borgonzoni trova nelle immagini della pittura il suo veicolo di comunicazione più immediato e incisivo. Mentre gli anni Sessanta sono segnati dalla straordinaria vicenda creativa legata al tema del Concilio Vaticano Secondo, qui rappresentata da opere fortemente sentite, da cui si evince una sincera tensione intellettuale nell'ambito dei grandi "temi" dei rapporti tra fede e scienza, cultura e violenza, potere e libertà, creatività e burocrazia; una tensione che doveva ampiamente connotare anche la sua produzione successiva, per tutto l'arco dei Settanta.

Negli ultimi due decenni del Novecento l'artista bolognese, oltre a cimentarsi in suggestive sperimentazioni aniconiche, in una colorazione ricca di fantasia (come nel caso di opere come Spazio-enigma, Maschere e Tensione, presenti in mostra), ritorna ad una rappresentazione-celebrazione del mondo contadino tra memoria storica e mito, tra omaggi a Pellizza da Volpedo e rievocazioni della poesia bucolica virgiliana.

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