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la nuova Crociata
di Josep Ignasi Saranyana

Il dibattito sulla guerra del 5 febbraio al Parlamento spagnolo era stato defintivo da Fernando Ónera su "La Vanguardia" una "di grosso spessore". Lo è stato anche, sia pure su un piano differente, il pronunciamento della Conferenza Episcopale Tarraconense. A titolo personale, vari vescovi spagnoli hanno fatto proprie riflessioni su questa pretesa "guerra preventiva", con profondo senso teologico e pastorale, allineandosi agli interventi papali. Non si eslude, quanto prima, una dichiarazione ufficiale della Conferenza Episcopale Spagnola.

Questo clima generalizzato di rigore analitico, profondità di vedute e seria argomentazione morale (cristiana o semplicemente civica, a seconda dei casi, sulla illiceità dell'attacco all'Irak contrasta con il discorso bellicistico della Potenza dominante. Come hanno suggerito José Antich ed Enric Juliana, l'ala più radicale dell'evangelismo riformato ha prospettato la guerra nel Golfo persico come una nuova crociata. Prima, nel Medioevo e nel Rinascimento, erano i cattolici romani, appoggiati dall'incipiente mercantilismo veneziano; ora è il puritanesimo sorretto dal capitalismo rampante.

Nel 2003 sono cambiati gli attori ed è variato un po' l'assunto. Si è passati dalla guerra difensiva a quella preventiva. ma si rischia una riedizione della Quarta Crociata, di infelice memoria, avvenuta nel 1204. Quella crociata pretendeva, con il pretesto di recuperare la Terrasanta, di conquistare Costantinopoli, deviando di centinaia di chilometri dall'obiettivo bellico. Prendere Bisanzio era aprire la porta commerciale con l'Oriente.

Non discutiamo le prove della CIA, che gli specialisti sapranno confermare (nonostante ricordino l'affondamento della corazzata "Maine", nel 1897). In ogni caso, il dibattito parlamentare del 5 febbraio ci ha riportato ai momenti più splendidi della nostra tradizione giusnaturalista e teologica, quando a Salamanca si discuteva liberamente delle cause che avrebbero potuto avallare una guerra giusta. E' deplorevole che nasca un dibattito morale di tale profondità, solo in questo caso così drammatico, e che si utilizzino argomentazioni frivole e di scarsa profondità nell'affrontare temi non meno importanti, come la vita umana (incipiente o terminale), la corruzione politica e finanziaria, l'invecchiamento demografico.

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