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speciale saharawi
il referendum negato
di Giuseppe Martino Martinelli

Le speranze del popolo saharaui di arrivare al referendum per l'autodeterminazione sono state sempre frustrate dai fatti.

L'ultimo appuntamento doveva essere per il 23 gennaio scorso, ma Ŕ dal 1991, dal cessate il fuoco "ufficialmente" accettato dal Fronte Polisario (Fronte Popolare per la Liberazione di saggia El Hamra e RÝo de Oro) che i vari piani delle nazioni Unite rimangono sulla carta.

Nel frattempo, duecentomila sahariani si sono trasferiti nei campi profughi del Tinduf, in Algeria, e il Marocco invoglia il trasferimento di propri coloni nel Sahara Occidentale.

Per questi motivi la richiesta del Polisario Ŕ che possano votare al mitico referendum per l'autodeterminazione solo i residenti anteriori al 1976, mentre il Marocco, pur non volendo sentir parlare di autodeterminazione, insiste nell'affermare che, nel caso, votino anche le centinaia di migliaia di immigrati (chiaramente favorevoli allo status quo).

Una diversa possibilitÓ Ŕ prevista dal cosiddetto "Piano Baker": si tratta di creare un territorio autonomo sotto sovranitÓ marocchina, con l'elezione di un Consiglio Esecutivo ed un Consiglio legislativo eletti da tutti residenti anteriori all'anno duemila. Secondo il governo marocchino l'opzione indipendentista deve essere espressamente proibita e l'elettorato (se e quando i Consigli saranno eletti) deve essere composto da tutti i cittadini residenti da almeno un anno.

Stando ad opinioni espresse il seno alla MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale) l'unica opzione ormai con qualche chance di essere accettata Ŕ quella di una spartizione in due del territorio; il Nord, dal sottosuolo ricco di petrolio, fosfati ed altri minerali, andrebbe al Marocco, mentre il Sud, povero e desertico (ma con un importante banco peschereccio) potrebbe divenire indipendente. Ma il Polisario Ŕ contrario e il Marocco ugualmente.

Adesso bisogna aspettare la nuova, ennesima proroga della MINURSO, sempre che, prima o poi, porti a qualcosa di nuovo.

Qualcosa di nuovo l'aspettano anche i prigionieri di guerra che, nell'una e nell'altra parte, sono dimenticati dal mondo. Ce ne sono alcuni, addetti ai lavori pi¨ umili nei campi profughi, che sono stati privati della loro libertÓ da venti, venticinque anni. Il Polisario afferma che i suoi prigionieri stanno bene, ma sono "dimenticati" anche dal Marocco, che non ha mai ammesso che nel Sahara ci sia o sia stata una guerra.

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