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editoriale
drammatico dilemma
di Ada

Un fine gennaio drammatico per il premier Berlusconi di fronte a due grandi problemi politici che metterebbero a dura prova chiunque ha avuto a che fare con la guida e al timone di un Paese occidentale: la scelta non più procrastinabile nello scontro tra gli USA e l'Iraq da una parte, e dall'altra la difficile situazione creatasi con il verdetto negativo per lui della Corte di cassazione in ordine al processo di Milano. Partiamo da quest'ultimo fatto giudiziario. Silvio Berlusconi fra tre o quattro mesi si vedrà di fronte probabilmente ad una sentenza penale di condanna, sia pure non definitiva, che ne scalfirà non poco la propria immagine di fronte al Paese in un periodo elettorale anche se solo amministrativo. Com'è potuto avvenire che due avvenimenti (forse prevedibili) si siano accavallati nello spazio di poche settimane e che rischiano di far saltare ogni previsione strategica, si fa per dire, nel braccio di ferro con le opposizioni?

La crisi tra il Governo e la sua maggioranza parlamentare con la Magistratura si trascina ormai da molto tempo, tanto, e l'errore - come affermano numerosi esponenti della Casa della Libertà - è stato quello di affrontare il problema da un angolo visuale troppo personalistico. Invece di proporre una revisione totale dell'organizzazione giudiziaria italiana (che fa acqua da tutte le parti) com'era nei programmi elettorali, si è preferito risolvere alcuni aspetti sia pure importanti (ma poco capiti e sentiti dall'opinione pubblica) delle procedure di giustizia. Si è detto dall'opposizione che si stavano approvando leggi "ad personam" e questo non è del tutto vero - vedi il verdetto della Cassazione sul trasferimento del processo di Milano - ma l'opinione pubblica, pur senza accettare totalmente questa tesi avrebbe voluto ben altro in tema di Giustizia. Si sono perduti due anni di legislatura e la maggioranza è rimasta con un pugno di mosche. Cosa farà adesso, o meglio cosa potrà fare nel suo interesse e nell'interesse del Paese ? La risposta più ovvia all' interrogativo sarebbe quella di tornare subito al programma elettorale e di salvare il salvabile, ammesso che sia ancora possibile.

In tutta questa storia politica prettamente italiana s'inserisce il grande problema della pace e della guerra che tutti seguono con maggiore interesse e preoccupazione di quanto non abbiano fatto per le vicende al Palazzo di giustizia di Milano. Il premier italiano corre a Londra, Washington e infine a Mosca per tentare di contribuire alla soluzione della grave crisi internazionale, ed insieme con altri sette Paesi europei sposa in pieno la tesi degli Stati Uniti nei confronti del despota iracheno. Bush ringrazia, ma se verrà provato che Saddam ha veramente nascosto migliaia di ordigni che se usati potrebbero provocare una immane strage, Berlusconi avrà fatto una scelta tale da fargli perdonare tutto il resto.

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