L'uomo da sempre si arrabbia, e spesso con spiacevolissime conseguenze, che gli risulta poi difficile far rientrare.
Un grande "intellettuale" del passato, coetaneo di Gesù, non cristiano, e vissuto nella Roma imperiale, ne scrisse tanto e bene e analizzando, con estrema chiarezza, tutta la problematica connessa da esporre un quadro di concetti troppo preziosi per discostarsene e troppo salutari per non meditarne parola per parola.
Seneca si chiede, innanzitutto, cosa sia l'ira.
E' una passione, dice, più d'ogni altra spaventosa e furibonda.
Desiderosa di armi, sangue e supplizi.
Dimentica se stessa pur di nuocere all'altro.
Incapace di controllarsi,
incurante delle convenienze,
insensibile ai rapporti sociali,
cocciuta ed ostinata nelle sue iniziative,
preclusa alla ragione ed alla riflessione,
pronta a scattare per motivi inconsistenti ,
inetta a distinguere il giusto ed il vero.
Poi, passa a tratteggiare il ritratto fisico dell'adirato : fronte aggrottata, faccia scura, passo concitato, mani irrequiete, colorito alterato, respiro frequente ed affannoso, occhi ardenti e lampeggianti, viso rosso, denti serrati, labbra tremanti, parole che inciampano. Quando un uomo si sfigura per corruccio i suoi lineamenti sono brutti e spaventosi. Gli altri vizi si possono nascondere o nutrire in silenzio, l'ira no, si manifesta e affiora sul volto. Le altre passioni, al limite, si notano, questa risalta.
Poi ne indica gli effetti :
uccisioni e avvelenamenti,
reciproche infamie di colpevoli,
distruzioni di città,
stragi di intere popolazioni,
immense distese di territori in fiamme.
Constata, il nostro, che vi sono alcune specie di ira :
ci sono delle ire che si limitano al gridare,
altre sono tanto ostinate quanto frequenti,
altre sono pronte alle vie di fatto ed avare di parole,
altre si sfogano nell'amarezza dell'ingiuria,
altre ancora non vanno oltre la lagna e il brontolio,
altre sono profonde, opprimenti, introverse.
Qualcuno gli faceva notare che anche gli animali si arrabbiano, quindi è comune a noi e agli animali, quasi a giustificazione che essendo una cosa naturale non c'è niente di male ad esercitarla.
Seneca fa presente che gli animali non hanno sentimenti umani, hanno istinti che somigliano ad essi.
Per lui, l'ira non è affatto consona alla natura dell'uomo. L'ira ripugna alla natura. Basta osservare l'uomo per capire questa verità.
L'uomo, quando è nel giusto assetto, è mite, l'ira è crudele.
L'uomo è un essere che sa amare gli altri, l'ira è indisponente.
L'uomo è nato per il reciproco aiuto, l'ira, per distruggere.
L'uomo vuole associarsi, l'ira vuole la separazione.
L'uomo vuole giovare, l'ira vuole nuocere.
L'uomo vuole aiutare anche gli sconosciuti, l'ira, assalire anche gli esseri più cari.
L'uomo è pronto anche a sacrificarsi a vantaggio degli altri, l'ira, ad affrontare il pericolo, pur di trascinare gli altri con sé.
L'ira è avida di punire, è un desiderio che non può trovarsi, per natura, nel pacifico cuore dell'uomo.
La vita umana poggia sulle buone azioni e sulla concordia, e si sente unita in alleanza e collaborazione comune, non in forza del terrore, ma del reciproco amore.
A nessuno, tranne che all'uomo, è stata concessa
la prudenza,
la preveggenza,
la diligenza,
la riflessione.