Il caso forse più stravagante della letteratura africana di lingua portoghese è senza dubbio quello di Noémia de Souza, la quale ha scritto un solo libro quando aveva tra i 22 e i 25 anni e lo ha visto pubblicato quando di anni ne aveva settantacinque, riuscendo, nonostante ciò, ad esercitare per tutta la vita un'influenza fortissima su generazioni di intellettuali africani.
Carolina Noémia Abranches de Souza, scomparsa a Cascais il 4 dicembre del 2002 a settantasei anni d'età, era nata a Maputo (allora Lourenço Marques) il 20 settembre 1926.
Nel 1951, per sfuggire all'oppressione ed alle persecuzioni del regime coloniale portoghese, si trasferì a Lisbona, impiegandosi in un'agenzia di stampa, poi, dopo una parentesi a Parigi, come funzionaria del consolato marocchino, tornò definitivamente a Lisbona, come cronista delle agenzie ANI, ANOP e Lusa.
Dai tempi della giovinezza non ha più scritto poesie. Un anno prima della morte, grazie allo scrittore africano Nelson Saúte, ha visto le stampe "Sangue Negro", raccolta dei suoi versi giovanili, peraltro conosciutissimi grazie a diverse riviste che li hanno via via pubblicati.
La poesia di Noémia de Souza non è classificabile come poesia militante né come esistenziale; nonostante ciò ha rappresentato la voce della coscienza nazionale del "Paese che non esiste", come ella stessa ebbe a definire il Mozambico (non esisteva come entità statale, essendo l'ultima colonia d'Africa, né come identità culturale, coacervo di tribù prive di spirito unitario).
Con un tono collerico ed un uso della lingua molto particolare, ha reclamato con i suoi versi il rispetto dell'altro ed il diritto degli africani ad avere una propria dignità di uomini, ha rappresentato un punto di rottura nella cultura africana tra la letteratura coloniale e quella che si sta autonomamente sviluppando.