Nel momento in cui questo numero de "La Folla del XXI Secolo" va in Rete non sappiamo come si risolverà la crisi politica in cui è caduto il Venezuela.
Gli avvenimenti si succedono in un crescendo tale che non è escluso che tutto finisca, come purtroppo spesso è accaduto in America Latina, in un bagno di sangue generale.
Nel marasma che invade Caracas ed il resto del Paese è difficile comprendere, a questo punto, dove stia la ragione e dove il torto, se torti e ragioni possano iscriversi a l'uno o all'altro.
Ciò che però è lampante è l'incapacità di tanti Paesi latinoamericani di mantenere economie stabili, democrazie consolidate, amministrazioni efficienti e non corrotte, scenari di speranza per il futuro.
Il Venezuela è stato, dopo l'Argentina, il Paese verso cui si è rivolta l'emigrazione italiana per decenni e più che l'Argentina è stato mitizzato nei racconti di chi rientrava a rivedere l'Italia come l'autentico Eldorado dei tempi moderni, con i pozzi di Maracaibo, la ricchezza degli abitanti, le città ricche di negozi e locali di divertimento, i cantieri edilizi testimoni di un'espansione gioiosa.
Quello che è oggi il Venezuela è sotto gli occhi di tutti, una notiziola quotidiana nei principali telegiornali, a testimoniare lo sciopero senza fine, la durezza delle forze di polizia, una miseria sempre più diffusa.
Hugo Chávez, il presidente, è difficile da definire; si atteggia a Castro e ad Allende, ma è contestato da gran parte della gente comune, compresi i più poveri, e da vecchi compagni di battaglie politiche, come Américo Martín, fondatore negli anni Sessanta del MIR (Movimento della Sinistra Rivoluzionaria), che oggi gratifica Chávez degli epiteti più violenti e capitaneggia parte dell'opposizione.
A differenza di Allende, Chávez ha, almeno per ora, l'appoggio dell'esercito, fattore tutt'altro che trascurabile in un continente in cui le forze armate in quasi tutti i Paesi hanno fatto periodicamente sentire la loro voglia di immischiarsi negli affari politici.
Nello specifico, era dal 23 gennaio del 1958 che i militari venezuelani erano lontani dalle stanze del potere politico, forse troppo per i parametri sudamericani. I militari sudamericani,escludendo la sfortunata avventura argentina nelle Falklands, non hanno partecipato ad alcuna guerra negli ultimi cento, centocinquanta anni.
Ciò nonostante, nelle caserme sudamericane gli ufficiali imboniscono la truppa evocando battaglie dei tempi di Bolívar come se fossero recenti, suscitando una retorica militarista che non ha alcuna ragione di esistere in Paesi che vivono in perpetua pace con i vicini.
In questo contesto, eserciti modernissimi si sentono costretti tra le mura delle caserme e sentono, purtroppo piuttosto spesso, la voglia di dimostrare la propria efficienza uscendo nelle strade.
I militari rappresentano in Venezuela una casta che non vuole condividere i propri privilegi con nessuno; gli ufficiali, soprattutto quelli dei reparti di élite, sono tutti con Chávez. Se lo sciopero continuo in cui vive il Paese dovesse farsi sempre più pericoloso per il presidente, non si sa fino a qual punto possa valere le promesse dei militari di non immischiarsi.